Nella sua natura, nella morfologia e nella struttura del paesaggio, nella stratificazione di segni insediativi è il risultato di un equilibrio millenario tra le vocazioni dei siti e le trasformazioni apportatevi dall'uomo nel corso del tempo. Paesaggi umani e culturali, prima ancora che naturali, come li ebbe a definire, tra i primi, il geografo Lucio Gambi. Luoghi che hanno fondato la loro bellezza sulla misura, appunto sull'equilibrio e la capacità dell'uomo di edificare l'ambiente, così come le case, rispettando antiche regole, prima ancora che norme e regolamenti più recenti. Tutto questo ha retto per secoli, restituendoci località non a caso rinomate nel mondo e meta, ancora oggi, di milioni di visitatori, spesso illustri. Come quelli che hanno fatto la storia di Conca dei Marini. Purtroppo gli avvenimenti più recenti raccontano sempre meno di gesta e personaggi famosi e con maggiore frequenza di attentati, grandi e piccoli, al territorio. In una corsa allo sfruttamento intensivo ed esasperato di un patrimonio ereditato, si sarebbe portati a dire senza alcun merito. L'irripetibilità di una condizione ambientale e paesaggistica ha innalzato alle stelle i valori immobiliari ed economici della costiera, spingendo sempre più verso forme illegali di costruzioni, aggiungendo case, scavando rocce. Certo l'abusivismo è qui più forte che altrove, ma deve anche far riflettere il fatto che proprio in questo territorio vige da più tempo il primo e più rigoroso Piano urbanistico territoriale della Campania. Il Put della penisola sorrentino-amalfitana, che in un quarto di secolo ha svolto un ruolo importante, in una determinata fase della storia urbanistica della regione e della stessa penisola, ma che oggi sarebbe il caso di rivisitare ed attualizzare. Stabilendo con maggiore nettezza ciò che altera i caratteri identitari dei luoghi e rompe quell'equilibrio virtuoso, da impedire o reprimere con ogni forza, diversamente da quello che si ritiene compatibile con la natura dei luoghi e necessario allo sviluppo delle attività umane delle comunità insediate. Evitando, in altre parole, che si verifichi anche nei prossimi decenni quanto finora comunque accaduto. E cioè da un lato centinaia e centinaia di piccoli abusi, ma anche interi alberghi, come a Furore, costruiti con finanziamenti pubblici e procedure dubbie o vicende come quella di Ravello e del suo auditorium, con la Regione che commissaria il Comune, diversamente convinto della legittimità dell'opera. Infine, con un'attenzione maggiore non solo all'aspetto della liceità delle costruzioni e modificazioni dei luoghi. Ma, come insegna la drammatica vicenda di questi giorni, anche all'aspetto della manutenzione delle opere, della loro sicurezza e funzionamento nel tempo. Una questione a suo tempo sollevata con la proposta dell'istituzione del libretto e del registro dei fabbricati ma poi precipitosamente ritirata sotto la pressione di interessi e veti incrociati. Perché si può essere vittime, ormai, anche dell'illegalità o dell'abusivismo ma, ancor prima, c'è il rischio di esserlo dell'incuria o della distrazione. Bruno Discepolo