Lintero parco archeologico, spettacolare nella sua dimensione, è inglobato nella più intensa e selvaggia attività cementizia. Hanno costruito ovunque, complice un potere locale che negli anni ha omesso le più elementari azioni di salvaguardia. Hanno però risparmiato lacqua del mare, ma mai dire mai Adesso, sè detto, bisogna voltar pagina. Larea di Velia è stata definita grande attrattore culturale e perciò oggetto di importanti finanziamenti regionali. Una bricioletta di questi è andata alla realizzazione di unarea per lospitalità, prossima agli scavi. Info point, parco giochi, una piazza, forse. Spiccioli negli anni delle grandi opere: solo 556 mila euro per è scritto la "riqualificazione di via Vito Napoli". Il Comune di Ascea si è rivolto a due architetti, Camillo Crocamo e Tania Mucciolo. I due si sono fatti aiutare da un geometra, Nicola Grazioso. In tre si sono messi a riqualificare. E infatti È stata progettata una di quelle casematte che tanto sarebbe piaciuta allAlbania di Henver Hoxa: un monticello di mattoni, i magnifici traforati, che taglia lorizzonte e rompe il fronte del mare. Il manufatto sviluppa con integra vena emulativa un minimuro di Berlino, chiude nel cemento una strada, riduce laria a chi vi abita di fronte. Bisogna dire subito che non cè abuso nel luogo eletto degli abusivi. Non una virgola è fuori posto, o un timbro è mancato. Lo scempio, perché di questo si tratta, è a norma di legge. Inattaccabile, inappuntabile. Il Comune ha fatto redigere, il Parco del Cilento ha presumibilmente prima osservato e poi vistato, la sovrintendenza ha infine vidimato e certificato. È chiaro dunque che la colpa è solo imputabile alla nostra meravigliosa estate. Se il buon senso non fosse andato in vacanza, e persino la dignità, il pudore di realizzare unopera che per quanto piccola fa sinceramente rabbrividire, non una trave, un mattone, un secchio di cemento sarebbe stato destinato lì. Avremmo ascoltato lassessore regionale al Turismo, il simpatico Marco Di Lello, urlare: "Altro che attrattore, questo è un detrattore!". Sicuramente i sovrintendenti, invece di intendere poco e male, avrebbero reagito magari rincorrendo il sindaco coi forconi. E lo stesso sindaco di Ascea, loperoso Mario Rizzo, avrebbe, prevedendo la reazione, mandato nel cestino progetto e planimetria. E gli architetti, prefigurando il rifiuto, avrebbero ripreso la matita, rivisto, riadeguato. Ma il buon senso è corso via, il muro è stato costruito, e tutto va bene. Ad Ascea il sindaco è infatti cultore del relativismo estetico: «Lei dice scempio, e posso convenire anchio. Ma altri dissentiranno. Pensi a Parigi: secondo me il centro Pompidou è uno scempio. Resta il fatto che oggi è considerato unopera darte». Povero Parmenide, meglio che non legga. (antonello caporale)