Il dolore dei parenti di Antonio Rocco, il parrucchiere di Soccavo, morto a Conca dei Marini per il cedimento di una terrazza "Non dimenticate questa tragedia" -------------------------------------------------------------------------------- Vogliono che il cordoglio resti tra le pareti di casa. Chiedono che i funerali di Antonio Rocco in programma stamane nella periferia occidentale siano rispettati nella loro «forma più privata, niente telecamere né fotografi puntati sulle nostre lacrime, per favore». E sanno che il senso di vuoto e di rabbia «dovremo portarcelo dentro, e conviverci per sempre: riguarda solo noi». Eppure la famiglia più gravemente colpita dalla sciagura del crollo in costiera amalfitana, lancia un appello alle istituzioni: «Che nessuno dimentichi. È allucinante morire così, in un giorno felice e di vacanza. Che lo Stato e la giustizia non cancellino leco di questa tragedia assurda, inconcepibile». È lunica ferma e indiretta risposta delle figlie e degli amici di Antonio Rocco alla pena espressa ieri dal titolare della casa, finito sotto inchiesta per omicidio e crollo colposo. «Scriverò alle vittime, devo loro le scuse più profonde e addolorate. La mia vita si è fermata qui, questa tragedia non poteva e non doveva accadere, non mi spiego nulla», dice dalla costiera il dottor Luigi Coppola, funzionario di Trenitalia. «Le scuse? Non servono a nulla ora», replicano alcuni parenti e gli amici dei Rocco. Ed un cognato della vittima, Peppe Capuano, sottolinea: «Tutte le nostre energie e i nostri pensieri ora sono rivolti a salvare gli altri due feriti gravi, Eugenia e Lorenzo». Lucia ed Emanuela Rocco sono tra le sopravvissute del crollo, studentesse universitarie figlie di Antonio Rocco, il parrucchiere di Fuorigrotta morto in seguito al cedimento della terrazza abusiva di Conca dei Marini. La tragedia è avvenuta sabato, alle 3 del pomeriggio, nella baia incastonata tra Amalfi e Positano: mentre le dieci persone della comitiva (le tre cugine con i rispettivi fidanzati, più quattro genitori) si affacciavano sulla terrazza in legno dalla vista mozzafiato, la pedana si è sbriciolata in un attimo. Bilancio: 1 morto, 8 feriti. E tra i ricoverati ci sono ancora due giovani a combattere tra la vita e la morte, Eugenia Bellini e Lorenzo Di Chiara, 21 e 24 anni, romani. I Rocco, famiglia di Soccavo, erano tutti e quattro vicini - madre Anna, papà Antonio e loro due - quando quelle assi di legno si sono disancorate dalla costa, scaraventandoli per 25 metri sulla scogliera. Tutti nel vuoto, tranne uno, Fulvio, 26enne di via Pigna. Lucia, occhiali e capelli corti, specializzanda in Archeologia allOrientale, ha ancora una caviglia fasciata; sua sorella Emanuela, bruna, studentessa di Psicologia, ha riportato invece contusioni e qualche graffio profondo. Ferite assai più evidenti coprono il viso della madre, Anna, che ha riportato lividi anche sul corpo. Ma il segno più grave è quel lutto. Le due sorelle escono ieri pomeriggio dallaccogliente casa con giardinetto allangolo di viale Traiano per dire «poche cose necessarie». Sono dirette allospedale di Salerno dove è ancora molta alta preoccupazione per le condizioni della loro cugina romana, Eugenia, colpita da un grave trauma cranico e da emorragie interne al momento. «Vogliamo innanzitutto ringraziare i medici e gli infermieri dellospedale Castiglione di Ravello perché ci hanno assistito psicologicamente durante quei momenti atroci - sottolineano le Lucia ed Emanuela - Il dottore Montesanto, gli infermieri Lorenzo e Lucia ci sono stati vicini a lungo». Poi - gli occhi asciutti, ma segnati, lanciano il loro appello. Spalle dritte, composte, ma cè dietro il garbo una profonda indignazione. «Che nessuno dimentichi, per favore - è il messaggio della famiglia Rocco - Né lo Stato che ha il dovere di combattere gli abusi edilizi, né la giustizia, né lopinione pubblica. Non vogliamo compassione. Ma risposte. Certezze». Erano state proprio Lucia ed Emanuela, insieme alla loro cugina Eugenia - figlia della zia materna Antonietta - a cliccare su Internet e prenotare quella casa in via Smeraldo a Conca. Erano state attratte dallimmagine della terrazza proiettata sullazzurro della costiera. Un angolo che sarebbe diventato, contro ogni possibile immaginazione, la tomba del loro papà. Ma si trattava di un annuncio privato, nessuna mediazione via agenzia. «Dopo i primi contatti via e-mail con i diretti proprietari, ci eravamo incontrati con loro - spiegano in famiglia - Poi uno scambio cordiale e le chiavi per entrare in casa. La posizione era splendida, ma ci eravamo accorte subito che la casa era in cattivo stato e che non cera stata manutenzione. Ma mai avremmo potuto immaginare il rischio che incombeva su di noi e sui nostri cari. In un paese civile, quella casa non sarebbe mai stata offerta per le vacanze».