Procida ha un piano paesistico degli anni Sessanta, un successivo piano regolatore comunale estraneo alle esigenze locali, entrambi redatti allesterno per la rinuncia locale a un programma con il quale dirigere tutela e sviluppo. Eppure la necessità di un programma è un tema della massima serietà per affrontare il futuro e non perdere i valori sociali economici e culturali. Scrive ancora Cesare Brandi: «Salvare i tratti essenziali del paesaggio italiano nelle regioni più caratterizzate è un imperativo non meno rigido della conservazione del patrimonio artistico». Escludere un progetto e rinunciare quindi a controllare lo sviluppo possibile altera nel tempo la trasformazione di una originaria economia marittima in un turismo balneare, determina incontrollate edificazioni sul territorio, un traffico automobilistico lasciato a se stesso, una prossima nautica da diporto come ulteriore pressione da mare; quindi unoccupazione violenta a terra e lungo la costa. Risulta invece importante costruire un programma unico, anche con i finanziamenti disponibili, porre la prospettiva di esaltare il valore delle risorse naturali e di quelle realizzate dalluomo nel passato, così da restituire a Procida una qualità e unimmagine di alto significato. Emergono alcune indicazioni sulle quali appare opportuno riflettere. Il Comune ha chiesto un contributo alla Regione per il recupero e la valorizzazione dei centri storici dellisola, del suo patrimonio architettonico, dei caratteri urbanistici e compositivi così da consentire interventi a prevalente carico regionale, sia pubblici sia privati, dando regole efficaci e corrette alla seria realtà abitativa. Lacropoli della Terra Murata e il borgo degli antichi pescatori della Corricella ne sono la più intensa esperienza. Il recupero del penitenziario, da anni evacuato, di proprietà dello Stato, è la prospettiva di riorganizzazione delle notevoli funzioni oggi assenti sullintera isola, passando da complesso di contenzione violenta a risorsa popolare. Il ruolo di Vivara, da tempo salvata dalla speculazione, con la naturale macchia mediterranea ormai unica nel golfo di Napoli, risulta segno ambientale e archeologico in grado di richiamare, data la sua totale protezione, linteresse di molti. In tale direzione, partendo dalle emergenze, la collettività locale potrà farsi carico direttamente di intervenire, certo anche nel proprio legittimo interesse, nel recupero delle preesistenze dellisola. Un atto iniziale capace di dirigere un modo nuovo di operare dovrebbe essere lesproprio comunale e lintegrale ristrutturazione della casa di Cesare Brandi, lui presente sullisola per oltre trenta anni, divenuta oggi rudere incivile sulla penisola di Pizzico, da destinare a una valida attività culturale. La volontà quindi di recuperare a Procida storia, ambiente, cultura è un notevole impegno, richiede la presenza attiva, critica della popolazione. È una responsabilità nuova verso la quale il Comune deve essere parte attiva e non autoreferenziale come nel passato. Ciò determina la netta divaricazione tra lo sfruttamento di un turismo disinteressato e la capacità di esaltare le ampie potenzialità esistenti. Ma senza lo sforzo della collettività, continuando a vivere privi di obbiettivi catalizzanti lintero processo, lisola è condannata a perdere se stessa. Serve allora un coordinamento effettivo tra il Comune di Procida, i cittadini, gli enti locali per i contributi necessari e i controlli nel rafforzamento degli evidenti valori locali.
Procida, una risorsa senza progetto
Il Comune di Procida ha un piano paesistico degli anni Sessanta e un piano regolatore comunale, entrambi redatti all'esterno per la rinuncia locale a un programma di sviluppo. La necessità di un programma è un tema di serietà per affrontare il futuro e preservare i valori sociali, economici e culturali. Il Comune ha chiesto un contributo alla Regione per il recupero e valorizzazione dei centri storici e del patrimonio architettonico dell'isola. Il recupero del penitenziario e la salvaguardia di Vivara sono proposte per la riorganizzazione delle funzioni sull'isola e la promozione di un turismo disinteressato.
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