Sono cominciati ieri mattina i lavori per la disarticolazione dell'obelisco di Axum, in piazza di Porta Capena, di fronte al Palazzo della Fao, dove la stele etìope si trova dal 1937, quando terminò la fine della campagna di colonizzazione fascista dell'Etiopia È il primo passo verso la restituzione all'Etiopia del monumento, già promessa da tempo dal Governo italiano. Le operazioni verranno completate entro la fine di ottobre. Gli operai della ditta incaricati di smontare la stele stanno sezionando i vari blocchi, sette-otto, sovrapposti che costituiscono il monumento, e lavorano su un'alta impalcatura di tubi metallici che circonda completamente la stele. La restituzione del monumento era stata già confermata dall'Italia dal 1995. La stele, originariamente un monumento funerario, alta 24 metri e del peso di 160 tonnellate, è fatta di roccia silicata simile al granito, in stile yemenita Risale al III secolo aC. ed è a sezione rettangolare, decorata con raffigurazioni di porte e finestre. Originariamente l'obelisco era monolitico: fu diviso nel 1937 in tre sezioni per facilitarne il trasporto ed il riassemblaggio a Roma, di fronte alla sede dell'allora ministero dell'Africa italiana. Fin dal 1947 l'Italia si è impegnata a restituire all'Etiopia l'obelisco, riconfermando l'impegno nel 1956 in un'intesa con lo Stato africano. In passato contro la restituzione dell'obelisco si sono pronunciati vari esponenti di destra. Alcuni hanno chiesto esplicitamente di non spostare da Roma il monumento: così nel maggio e giugno del '98, un militante del Fronte nazionale prima ed, un mese dopo, il deputato di An Domenico Gramazio ed il consigliere provinciale dello stesso partito, Giorgio Tamborra, che salirono sul monumento per chiedere che non venisse restituito. Altri esponenti della destra hanno sollecitato la non rimozione, articolando però diversamente la richiesta: più recentemente il senatore di An Franco Servello ha proposto di restituire «formalmente» la stele all'Etiopia, lasciandola però «in custodia» all'Onu, che avrebbe dovuto, secondo la proposta del senatore di An, «affidarlo alla sua agenzia di Roma la Fao».