Sono rimasti delusi i numerosi escursionisti ferragostani che non hanno potuto visitare il suggestivo monumento. Ma già nel dicembre scorso il vice sindaco Andrea Antonini aveva annunciato la temporanea chiusura dell'eremo, in attesa del restauro, per proteggerlo dall'incuria, dal vandalismo e dai trafugamenti che si sono susseguiti nel corso degli anni. Tuttavia la decisione del Comune, di ripristinare la cancellata che si trova a protezione dello storico monumento sulla parete del Colle San Marco, ha destato qualche perplessità. Il cancello è stato chiuso all'indomani del ritrovamento dei nuovi importanti reperti archeologici: porzioni di colonne o cippi forse risalenti al 1200-1300, di coppi e altri frammenti probabilmente appartenenti alle colonnine originali delle biforedell'eremo. Nella sonnolenta estate ascolana si era anche diffusa la notizia di una presunta rivendicazione, da parte di fantomatici eredi della nobile famiglia Tibaldeschi, della proprietà dell'eremo. Una boutade. Nel corso dei secoli questo luogo e l'intero colle San Marco sono passati dai Tibaldeschi alla Famiglia Sgariglia e da questi al Comune. L'interdizione dell'accesso decisa dal Comune è stata necessaria anche per scoraggiare la presenza di personaggi non proprio consoni al luogo dediti, secondo alcune segnalazioni, a riti e messe satanici. Adesso si attende un adeguato restauro per poter di nuovo consentire la visita al luogo da parte dei gruppi di turisti ed escursionisti che si arrampicano fino ai resti monumentali trovandoli chiusi. Una soluzione sarebbe quella di dare le chiavi alle stesse guide turistiche o in alternativa renderle disponibili presso una struttura vicina come potrebbe essere il ristorante-hotel Villa Sgariglia alle Piagge. E' bene precisare che ormai l'eremo è vuoto internamente poiché i reperti sono stati tutti trasportati in altri luoghi. In campo c'è il progetto redatto dall'assessorato comunale alla cultura guidato da Andrea Antonini per il recupero delle balaustre e delle recinzioni. Con una spesa minima si potrebbe garantire maggiormente la presenza dei tanti turisti che nel corso dell'anno si arrampicano fino all'eremo. Le prime notizie su questo luogo si hanno in un lascito testamentario del 1253. Al suo interno era ospitata una comunità di monaci cistercensi. Re.Pie.