Che cos' è abusivo? è tutto ciò che è «fatto senza averne il diritto o l' autorizzazione», come recita il vocabolario? Un diritto, cioè, stabilito da enti pubblici spesso impossibilitati o non messi in condizioni di mantenere le complicate redini di norme, contro-norme e cavilli di tutti i tipi o a esso è possibile attribuire un significato più estensivo, che, superando la sfera amministrativa, si trasferisce nei campi del buon senso, di valori dati per acclarati, di azioni contrarie a sentimenti consolidati e condivisi dalla maggioranza, ancorché non sanciti ancora da qualche normativa? Il dibattito sulla questione dell' ecomostro di Alimuri continua a rimanere epidemico e legato a questioni procedurali e di diritto o rimesso ai dubbi che la costituzione di un conflitto di interessi, più o meno grande, inevitabilmente innesca. Accanto alle migliaia di micro-abusi edilizi dei privati, ci sono le grandi manomissioni del territorio a firma della Regione Campania: dall' archeo-mostro di Pozzano, all' opera di Niemeyer, completamente avulsa dal contesto in cui si dovrebbe andare a piazzare; dai "porti turistici" previsti in ogni insenatura della costiera sorrentino-amalfitana, alle leggi regionali, ancora del tutto vigenti, che hanno demolito parte dell' impianto normativo del piano paesistico delle penisola sorrentina e amalfitana, consentendo la costruzione, in ogni dove, di mega-autorimesse interrate Con queste premesse, la sorpresa per quanto accaduto ad Alimuri non dovrebbe essere tanto grande. Trovandosi di fronte alla necessità di dover risolvere un conflitto tra i diritti vantati da un privato e le prerogative di interesse pubblico che sempre e sole deve esprimere un' amministrazione, la Regione e il ministero hanno creduto di poter controllare il processo decisionale, trovandosi invece inviluppati in un ginepraio di scelte e decisioni che si sono rivelate tutte, a senso unico, a vantaggio del pur legittimo investimento immobiliare privato. Da un punto di vista metodologico, questo risultato era inevitabile. Invece di utilizzare un modello di soluzione dei conflitti che gli studiosi di politiche pubbliche chiamerebbero "cognitivo", e cioè caratterizzato da un percorso lungo il quale ci sono continui aggiustamenti tra mezzi e fini, che dovrebbero portare a soluzioni soddisfacenti, si è adottato il classico modello garbage can (bidone della spazzatura). Un modello che, partendo dal fatto che ognuno (o una delle parti in causa) si mantiene arroccata sulle proprie posizioni, problemi e soluzioni vengono gettati alla rinfusa nella discussione (come in un bidone della spazzatura, appunto), provocando risultati e scelte che vengono governati essenzialmente dal caso (o dall' ostinazione e dalla tenacia di una delle parti, in questo caso il privato). Per evitare questo tipo di modalità sarebbe stato opportuno, tanto per cominciare, ampliare l' arena decisionale, coinvolgendo cioè associazioni, organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, ma anche economico-professionali e sindacali, interessate all' attuazione di qualsiasi intervento sul territorio, così come espressamente previsto dalla nuova legge urbanistica regionale (162004) e chiaramente dettagliato dalla deliberazione n. 6272005. Insomma, la Regione Campania ha disatteso le sue stesse leggi, e questo non è un bel servizio, né per il territorio, né per la credibilità del soggetto stesso che detiene i poteri di governo del territorio. Infine, nell' accordo proposto c' è una totale assenza di passaggi significativi in cui si ribadisca la necessità, per le eventuali nuove opere, di architetture di qualità e di un controllo vero del corretto inserimento paesaggistico di quanto si va a fare, attraverso l' obbligo, ad esempio, di indire un concorso di architettura, in linea con quanto recita sempre la stessa legge regionale urbanistica che, all' articolo 23, promuove esplicitamente l' architettura contemporanea e la qualità dell' edilizia pubblica e privata, «prevalentemente attraverso il ricorso a concorsi di progettazione». Con queste premesse, era difficile aspettarsi un protocollo d' intesa che andasse in direzioni diverse da quelle effettivamente prese. Resta, in ultimo, la necessità di modificare quell' accordo, per evitare pericolosi precedenti nel delicato campo ambientale e ribadire, ancora una volta, i diritti del pubblico sulle volontà di un privato.