Il Museo non è un'astronave della storia come a molti piace pensare, e nemmeno soltanto un prezioso, preziosissimo contenitore di meraviglie che raccontano la storia, non solo quella dell'arte, la civiltà, il mondo. È anche, dovrebbe essere, uno strumento moderno di sviluppo (un fattore di crescita economica oltre che sociale e culturale della collettività} oltre che di diffusione della cultura: per raggiungere il primo risultato (il secondo gli è connaturato) c'è bisogno che si guardi al museo come ad un'impresa, in grado di produrre organizzazione e quindi anche utili, o comunque un bilancio che lo renda autonomo, in grado di provvedere a se stesso. Un museo deve funzionare, quindi: già, ma come? In base a quali standard, secondo quali modelli di gestione? Ieri mattina al Teatrino di Corte di Palazzo reale è cominciato un seminario che dibatterà sino ad oggi il tema e che ha visto - in platea delegati da tutta Europa - gli interventi, tra gli altri, di Mario Serio, direttore generale del ministero Beni culturali per la sezione «Patrimonio artistico e storico», e Stefano De Caro, soprintendente regionale per la Campania. Nel pomeriggio sono cominciati i lavori di gruppo al termine dei quali sarà stilato un documento finale che sarà presentato il 24 novembre prossimo a Bruxelles, al vertice dei ministri europei della Cultura. Una via, una visione europea, quindi, per i Musei italiani, circa tremila, «a testimoniare - dice Serio - la storia del nostro Paese. Il terzo settore è arrivato tardi nell'amministrazione pubblica italiana, mentre ha già dato da anni buoni risultati altrove. Quindi c'è la necessità di individuare linee comuni di intervento per armonizzare il sistema dei musei italiani a quelli stranieri, analizzando modelli di gestione innanzi tutto, ma non solo, e altri aspetti altrettanto importanti per raggiungere l'obiettivo di uno sviluppo del museo a vantaggio del territorio cui è intimamente connesso». Un esempio? «Il Museo Egizio di Torino, credo proprio - chiarisce il direttore generale del ministero per i Beni e le attività culturali - che bisogna guardare all'Egizio. Per gestire modernamente un museo occorre tener d'occhio una serie di questioni: la defiscalizzazione, le sponsorizzazioni, l'ingresso dei privati, un regolamento per le società per azioni (finora ce l'hanno solo le Fondazioni), le professionalità di chi ci lavora, a tutti i livelli, e poi le norme di adeguamento in fatto di sicurezza, di eliminazione delle barriere architettoniche». Adeguamento funzionale, dunque, ma non solo. Per l'antico museo occorre fare i conti con i tempi nuovi e le richieste dell'oggi. Una sfida improcrastinabile che il «documento di Napoli» cercherà di contribuire a far vincere.
Gestione e impresa una via europea per i musei italiani
Il Museo non è solo un contenitore di meraviglie, ma anche uno strumento di sviluppo economico e culturale. Per funzionare, un museo deve essere gestito come un'impresa, con organizzazione e utili. Il ministero Beni culturali ha organizzato un seminario per discutere del tema e ha invitato delegati europei. Il documento finale sarà presentato al vertice dei ministri europei della Cultura a Bruxelles. Il terzo settore è arrivato tardi nell'amministrazione pubblica italiana, ma ha già dato risultati positivi altrove. Per armonizzare il sistema dei musei italiani con quelli stranieri, è necessario analizzare modelli di gestione e altri aspetti importanti.
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