La tromba d' aria ha spazzato via 11 lecci e 8 cipressi Come fosse passato un tornado: mucchi di ghiaia, sentieri stravolti, alberi secolari sradicati Tutti al lavoro per riaprire domattina I danni del nubifragio La mano di un gigante che sradica uno dopo l' altro alberi secolari. Li rovescia verso est, seminando lungo la traiettoria del suo vortice rami spezzati, fronde, foglie e cespugli. Effetto "tornado", il giorno dopo nel Giardino di Boboli, dove la tempesta e la tromba d' aria di ieri hanno lasciato i segni più vistosi. Un disordine disastroso che si annuncia già all' esterno di Palazzo Pitti, con la poltiglia di terra e foglie che ricopre ancora l' area del Rondò di Bacco, l' ingresso al parco con gli operai, armati di pale e rastrelli, che riordinano i mucchi di ghiaia trasportati dalla pioggia torrenziale. Il bilancio è pesante: 11 lecci e 8 cipressi di grandi dimensioni spazzati via come fuscelli, altre due piante di alto fusto troncate nel giardino della Botanica superiore, un ippocastano monumentale spaccato e con un ramo a terra. Il parco è chiuso già da ieri e riaprirà solo domani mattina. Dentro, decine di persone si affaccendano cercando di fare ordine manualmente e con mezzi meccanici. A cominciare dai viali: sbrecciati, cancellati, con la ghiaia ammucchiata a ostruire i pozzetti. Si cammina sul selciato di pietrisco e sassi dilavati verso la parte alta, dietro la fontana del Forcone, accompagnati nella ricognizione dal direttore di Boboli Alessandro Cecchi. «La prima cosa che mi ha preoccupato sono stati gli arredi, le statue e le grotte - racconta Cecchi - Sono andato a verificare subito, girando in auto per i viali ridotti a torrenti. Tutto a posto, per fortuna. Gli alberi caduti non li hanno colpiti, hanno preso altre traiettorie». La grande statua bianca delle Dovizia troneggia in alto intatta. Ma pochi passi più in là, un cipresso gigantesco giace a terra, integro dalla radice fino alla cima delle fronde. Adagiato come un ravanello appena estratto dall' orto, lungo il bastione di Forte Belvedere. Intorno, le ragnaie di vecchi lecci hanno perso i rami, altri alberi sono troncati di netto. Arbusti, foglie e frammenti di rami riempiono i prati e i viali. Al prato dei castagni, il grosso ramo di un ippocastano ha ceduto, il viottolone dei cipressi che scende verso la Fontana dell' Isola mostra i suoi caduti: quattro vecchi cipressi sradicati e scaraventati a terra. Piante sanissime, come si vede dal legno di due piante già segate e ammassate dagli operai. «Stiamo mettendo il parco in sicurezza, siamo tutti al lavoro. Devo ringraziare giardinieri e operai delle ditte che hanno l' appalto dei lavori, perché sono rientrati tutti dalle ferie - spiega il direttore - Un disastro così forte era davvero imprevedibile. Già dopo il temporale di giugno avevamo rifatto pozzetti, fogne e griglie di drenaggio in molti punti. Per fortuna, perché altrimenti i danni sarebbero stati ancora più ingenti. Un vero e proprio muro d' acqua e di vento si è abbattuto sulla collina da ovest a est, lasciando intatta la parte bassa del giardino. I vasi con i limoni intorno sistemati nell' isola non sono stati neppure sfiorati. E anche le strutture dell' allestimento della mostra sui giardini storici non ne ha risentito, anzi sono servite da riparo ai visitatori durante la tempesta». Si procede con il riordino e con la richiesta alla soprintendenza del Polo museale della procedura d' urgenza. «Ci sono alberi da tagliare e da ripiantare. Tutte le parti della vegetazione danneggiate vanno reintegrate, possibilmente con piante adulte - dichiara Cecchi - Vanno ripuliti e riaperti i pozzetti, riordinati i viali con la ghiaia. Ci sarà da lavorare per mesi. Intanto però riapriamo domani. I lavori dovranno continuare nella settimana prossima per settori, con i visitatori, in modo da poter ritornare alla normalità».