Mont'Alfonso: il paradosso di un gioiello architettonico senza accesso Forse servirà un ascensore-navetta -------------------------------------------------------------------------------- LUCCA. I letti a castello, per la foresteria, sono già stati comprati. Ma non sono montati. Il ristorante ha tavoli e sedie, ma non la cucina, anche se l'antica osteria è pronta: ristrutturata da almeno 4 anni e mai usata. Lo stesso vale per il centro congressi con saloni da 230 posti. A Mont'Alfonso, fortezza che gli Estensi vollero a Castelnuovo Garfagnana nel Cinquecento per difendere il ducato di Ferrara dagli attacchi lucchesi, la Provincia intende portare 65mila persone l'anno. Le vuole alloggiare nella foresteria e anche nell'albergo da costruire nelle antiche prigioni. Per ora, però, non ci porta nessuno. Perché non c'è una vera viabilità di accesso. Negli anni la Provincia, proprietaria della fortezza dal 1980, ha portato avanti un restauro molto accurato. Ha investito 5,5 milioni di euro per recuperare la struttura, anche se per ultimare i lavori e realizzare un accesso vero ce ne vorranno altri 7. Con i soldi già spesi, la Provincia (grazie anche ai contributi di Regione e altri enti) è riuscita a trasformare l'antica Casa del Capitano in uffici, a ricavare il centro congressi nell'edificio in origine destinato ad alloggiare le truppe, a creare in un villino Liberty (l'ex prigione di Stato nel Settecento) il centro di documentazione dei beni ambientali e culturali. Ha perfino realizzato un impianto fotovoltaico e un sistema di riscaldamento ecologico a biomasse. Ma non ha ancora realizzato né l'accesso né i parcheggi per garantire a turisti, studiosi o congressisti di arrivare a Mont'Alfonso. E di creare quel volume d'affari da 2,1 milioni di euro che rendono economica la gestione della struttura e assicurano lavoro diretto a 25 persone. Per arrivare a questo - obiettivo a regime nel 2010 - la Provincia deve pensare a creare un accesso vero alla struttura, oggi raggiungibile solo da una strada non asfaltata che passa in mezzo al bosco. Solo sulla carta l'ha fatto: ha pensato di realizzare, con 2,5 milioni di euro, un «ascensore inclinato» (per qualcuno è un trenino a cremagliera) che colleghi la fortezza con un parcheggio da realizzare a valle. L'ascensore (o il trenino) dovrebbe seguire il tracciato dell'antica mulattiera, rispettando l'idea originale di creare un centro turistico e di studio in un ambiente incontaminato. Non minacciato né da asfalti né da auto. Il fatto, però, è che i fondi per l'ascensore ancora non ci sono. Come non c'è il progetto: tutto è alla fase di progettazione preliminare e di sondaggi. Di conseguenza ancora la Provincia non è in grado di dire quando la Fortezza sarà aperta al pubblico, malgrado i primi interventi di restauro risalgano al 2001-2002. Il più ottimista, al momento, sembra il sindaco di Castelnuovo: è convinto che in attesa del trenino a cremagliera, i turisti potranno arrivare a Mont'Alfonso su bus navetta che colleghino centro del paese (e parcheggi agli impianti sportivi) alla fortezza, secondo un sistema già sperimentato per le letture di Maurizio Maggiani sotto le stelle, per gli spettacoli di Davide Riondino o per i concerti dei Nomadi all'aperto. Ed è anche convinto che entro la fine dell'anno ci saranno imprenditori di Castelnuovo pronti a prendere in gestione il complesso. E a investire capitali per ultimare il restauro: 2,5 milioni per l'albergo da realizzare nelle ex carceri e 2 milioni per realizzare un centro di ricerca ambientale, dotato di laboratori di studio e sperimentazione, oltre che di un frutteto. In realtà, il piano industriale (il business plan) di Mont'Alfonso, che si accompagna al progetto di restauro, dice altro. Dice che per i primi tre anni (probabilmente senza ascensore) la gestione sarà in perdita e che la Provincia potrebbe ripianare le perdite (un deficit fino a mezzo milione di euro l'anno) ricorrendo ai prestiti bancari. Ma la Provincia a questo è contraria. E per ora pensa al nuovo intervento: la ricostruzione dell'antica casa del chirurgo, futura sede del centro espositivo e di vendita dei prodotti di agricoltura e artigianato locale. Almeno per questo 295mila euro di contributi ci sono.