A settembre la decisione sulla gara. Per ricostruire l'edificio che fu del gerarca fascista ci si rifarà ai disegni originali dell'architetto Chiaraviglio "Entro il mese vaglieremo le proposte delle imprese, poi verrà assegnato l'appalto. Nell'arco di un paio di anni, se tutto va bene, coroneremo finalmente il sogno che coltiviamo da tanto tempo e Villa Farinacci verrà consegnata alla collettività e ai cittadini del nostro Municipio». Ivano Caradonna, presidente del V Municipio, non nasconde la sua soddisfazione. Dopo un iter che sembrava infinito, costellato di scogli amministrativi, sta arrivando in dirittura d'arrivo il progetto di fare del casale fatiscente al chilometro 9 della Nomentana, appartenuto al gerarca fascista Roberto Farinacci, il Centro Parchi per attività di informazione ed educazione ambientale del ministero dell'Ambiente e di collocare nell'edificio anche una biblioteca multimediale municipale. Una soluzione che nasce dall'accordo raggiunto tra i due soggetti che gestiranno gli spazi della villa: il piano terra e i tre livelli della Torre andranno al ministero dell'Ambiente, il primo piano alla biblioteca. «Il bando di gara della sovrintendenza ai Beni culturali del Comune di Roma», spiega Caradonna, «scadrà il 13 settembre. Ora siamo nella fase di acquisizione delle proposte, che vanno vagliate attentamente perché non si tratta di una ristrutturazione qualunque, quanto piuttosto di un restauro conservativo delicato. La costruzione ha un'architettura di pregio notevole e grazie alle ricerche storiche della sovrintendenza abbiamo potuto recuperare i disegni originali della villa». Il "ras di Cremona", com'era chiamato Farinacci, chiese nel luglio del 1940 una licenza per costruire «una casa rurale con deposito di cereali e abitazione propria» su un suo terreno in località Aguzzano a ridosso della Nomentana. Il permesso fu accordato e il progetto della villa fu firmato dall'architetto Lorenzo Chiaraviglio. L'edificio era composto da un casale in stile razionalista, da una torre inserita nel corpo centrale del fabbricato, un cortile porticato e una loggia, il tutto all'interno di un giardino con un largo viale d'accesso. Farinacci non riuscì a godersi la sua villa di campagna: gli eventi precipitarono e nel '45 fini davanti al plotone d'esecuzione. Molti anni dopo la villa fu occupata da un ristorante che poi fu chiuso. Nel 1975 fu espropriata dal Comune e per qualche tempo divenne sede di un centro sociale. Sgomberata, finì in stato d'abbandono. «L'attuale soluzione nasce da un protocollo di intesa tra il ministero dei Beni Culturali e quello dell'Ambiente», spiega il presidente del V Municipio, «il primo si impegnava a far costruire un centro bambini a Villa Torlonia e in cambio chiedeva uno spazio dedicato all'ambiente, il Centro Parchi, all'interno della villa ristrutturata. A questo punto ci siamo inseriti anche noi e abbiamo ottenuto che si destinasse uno spazio dell'edificio al territorio, con la creazione della biblioteca. Per questo abbiamo anche contribuito alla spesa complessiva per il restauro e la ristrutturazione necessaria alla nuova destinazione della villa con 500 mila euro, che si sono andati ad aggiungere ai 2 milioni di euro stanziati dal ministero dei Beni Culturali». Ora, quindi, non resta che mettere mano ai lavori che daranno nuovo splendore agli 830 metri quadrati dell'ex villa Farinacci, e si sta già pensando anche al recupero di una parte del giardino di cui, purtroppo, resta molto poco.