Tra Sansepolcro, Monterchi e altri comuni del Valdarno, per riscoprire Giotto, Masaccio, Piero della Francesca e Beato Angelico E un nuovo percorso turistico che lancia il "museo diffuso", intrecciando ai monumenti le suggestioni del «Festival Dantesco» La Toscana è "un museo diffuso". Non solo Uffizi. E non solo Palio. In Toscana vi basta un programma di massima, che lasci tempi e spazi liberi, aperti, disponibili, perché, una volta arrivati sul posto, vi guardate intorno e scoprite località e piccoli musei con tesori che chiedono solo di essere scoperti. C'è un impegno collettivo da parte di Regione, Province, Comuni, Fraternite, banche, amministrazioni, enti pubblici e privati, operatori culturali, fino agli uscieri e agli addetti alle biglietterie e ai guardaroba, per accogliere i turisti, i pellegrini, i viaggiatori, affinché si sentano a loro agio e, in seguito, ritornino. Le proposte e le sollecitazioni non mancano e le sorprese nemmeno. Siete a Poppi, gioiello del Casentino, il piccolo borgo medievale arroccato su un colle dominato dal Castello dei Conti Guidi, sede della preziosissima Biblioteca Rilliana ricca di incunaboli e manoscritti. A pochi chilometri ci sono il monastero e l'eremo di Camaldoli e il santuario de La Verna. Sono gli ultimi giorni della mostra Piero della Francesca e le corti italiane presso il Museo Statale d'Arte Medievale e Moderna di Arezzo. Capolavori del museo stesso e capolavori provenienti da Urbino, da Rimini, dalla Francia e da oltre oceano. Un evento da 150.000 visitatori. Uscite dal Museo inebriati, svoltate l'angolo e sorpresa: nella ex chiesa dei S.S. Lorentino e Pergentino, fino al 30 settembre, la Fraternità dei Laici espone La Vergine Cortese un mirabile dipinto su tavola con la Madonna della Misericordia e i santi che, nel 1435, fu commissionato dai rettori della Fraternità a Parri di Spinello (1387-1453), pittore tardogotico. Nelle vetrine laterali sono in mostra documenti relativi alla pala, testi autografi di Andrea della Robbia e carte riguardanti l'incendio di un monumentale baldacchino rifatto dal Vasari. Di Piero tutto l'anno sono visitabili gli affreschi restaurati della Leggenda della Vera Croce in San Francesco e nel Duomo la splendida Maddalena. Attraverso l'agevole Passo della Scheggia arrivate ad Anghiari. Nel suggestivo centro storico il caso vi porta nella piazza con il monumento a Garibaldi: l'eroe ha il braccio destro alzato in direzione sud e, sul piedistallo, la scritta dice «O Roma o Morte». Doveroso omaggio nel bicentenario. Il rettilineo di otto chilometri che unisce Anghiari a Sansepolcro, a circa tre quarti, è interrotto da una rotonda. Ah, il famoso rettilineo d'un tempo. Nella città natale di Piero, al Museo Civico, sono sempre in visione il Polittico della Misericordia, la Resurrezione di Cristo e il frammento raffigurante San Giuliano. A una dozzina di chilometri c'è Monterchi con la meravigliosa Madonna del Parto. Visita d'obbligo. A Poppi, nel cortile interno del Castello dei Conti Guidi, in estate, si tiene il «Festival Dantesco», alla terza edizione, spettacoli serali che spaziano dal Sommo Poeta, al Boccaccio, fino a Gadda: letture, poesie, ballate, con accompagnamenti musicali d'arpa e di fisarmonica. Per il sabato il programma prevede «Tre elementi, un tema, due sfigati», elaborazione scenica semiseria di Rolando Milleri dalla Divina Commedia e da II morto risuscitato di Emma Perodi sul tema dell'esilio: Dante e Ser Ghelfo il menestrello costretti a peregrinare di corte in corte. Alla fisarmonica Alessandro Dei. Applausi. In materia di accoglienza e di rispetto, la torre campanaria del castello, di giorno, suona l'ora e la mezza, ma, di notte, tace. Per non disturbare il riposo di chi dorme, ospiti o residenti. E chissà, forse, per non mettere in fuga i fantasmi dei cavalieri morti nei tornei e nei duelli medievali, che, si dice, nelle notti di luna piena, diano la scalata al maniero. O per non turbare il già inquieto sonno della contessa Matelda, la mangiatrice di uomini, che, secoli fa, fu murata viva dal popolo in rivolta per le sue malefatte. Curiosità, ma ogni castello che si rispetti deve avere i suoi spettri. Fino al 25 novembre è consigliato un itinerario poco consueto, ma ricchissimo di opere straordinarie: Rinascimento in Valdamo, è una rassegna in cinque piccoli musei per cinque grandi maestri: Andrea della Robbia, Beato Angelico, Giotto, Masaccio, Domenico Ghirlandaio. Basta un fine settimana perché la mostra è aperta dal giovedì alla domenica: 10-13 e 15-19. Biglietto unico per tutte le sedi. Potete incominciare da Montevarchi. Nel Museo di Arte Sacra della Collegiata di San Lorenzo ci sono: il ricostruito Tempietto delle reliquie del Sacro Latte di Andrea della Robbia, opere di oreficeria sacra e varie terracotte invetriate robbiane tra cui il busto di una giovane Santa di Luca della Robbia proveniente dal Bargello di Firenze. Poco oltre vi trovate a San Giovanni Valdarno. Il sabato è giorno di mercato: posteggio al limite del collasso, ma viva animazione tra le bancarelle dell'abbigliamento e della frutta, della verdura e dei fiori. Il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie si trova nella piazza centrale dietro il Palazzo di Arnolfo. Locali appena restaurati e ottima climatizzazione vi consentono di restare ammirati davanti all'opera fondamentale del Rinascimento: Annunciazione del Beato Angelico. Il brillante oro della pala gareggia con le sacre oreficerie e i paramenti liturgici in esposizione. Dal Museo di San Marco di Firenze è in prestito un pannello: La predica di San Pietro sempre dell'Angelico. La tappa successiva è Figline Valdarno. Nella piazza del Mercatale la Collegiata di Santa Maria presenta la pala Madonna col Bambino e Santi del Maestro di Figline, messa di fronte alla Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto, tavola proveniente dal Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte di Firenze. Due superbi Maestri a confronto tra altri contemporanei degni di nota. Attenti: nella vasta piazza del centro di Figline, per l'ora di pranzo, i ristoranti sono chiusi, solo per la cena sono aperti. Organizzarsi per il pic nic. Vallombrosa è a circa mille metri di altitudine, ma a metà costa c'è Cascia di Reggello. Qui, nel Museo d'Arte Sacra, con i paramenti e gli arredi liturgici, in una sala apposita si trova il Trittico di San Giovenale, primo capolavoro noto di un Masaccio giovanissimo. La Galleria degli Uffizi ha prestato temporaneamente la Madonna col Bambino, detta Madonna Casini dello stesso Masaccio. Un po' di salita e siete a Vallombrosa. Il nuovo Museo d'Arte Sacra dell'Abbazia ospita la celebre pala con la Natività e l'adorazione dei pastori di Domenico Ghirlandaio proveniente dalla Basilica fiorentina di Santa Trinità affiancata dalla Madonna in trono col Bambino e quattro Santi eseguita dallo stesso Ghirlandaio per la Chiesa dell'Abbazia. Immergetevi poi nell'ombra e nella frescura della secolare foresta. Un salto e siete in cima al Passo della Consuma: la direzione per Pontassieve vi porta a Firenze, quella per Arezzo vi apre il verde ridente Casentino. Buon viaggio.