L'archeologo e professore emerito Ercole Contu critica la decisione ministeriale. L'accorpamento con Cagliari rappresenterebbe un duro colpo per tutto il territorio SASSARI. «Sarebbe inaudita l'abolizione delle due Soprintendenze archeologiche della Sardegna per crearne una unica, un'ipotesi da scongiurare in tutti i modi». Il professor Ercole Contu interviene per dare forza alle proteste che già si sono levate dai funzionari delle stesse Soprintendenze, dal Senato accademico, dal consiglio provinciale e dal sindaco Gianfranco Ganau, tutti compatti contro quella che sembra essere una decisione già presa del ministero dei Beni culturali di fondere i due uffici in un unico ente regionale. Dell'accorpamento, a svantaggio di Sassari, si parla infatti nella bozza del nuovo regolamento del ministero, che è attualmente in via di esame. Il professore emerito, paleotologo e archeologo di fama mondiale, parla del problema con cognizione di causa: nella Soprintendenza di Sassari ha trascorso, dal 1952, venti anni della sua intensa vita professionale (prima da funzionario e poi da Soprintendente) Il professore, al quale di recente è stato conferito il Parajo d'oro per la sua attività di studioso di preistoria e protostoria, ha inviato la sua vibrata nota di protesta direttamente al ministero per i Beni culturali, ma ha fatto sentire la sua voce anche al Governatore Renato Soru, al competente assessore regionale e al direttore regionale per i Beni culturali. «La Soprintendenza alle Antichità (poi denominata Soprintendenza ai Beni Archeologici) per le provincie di Sassari e Nuoro nacque, con decreto ministeriale, nel 1958 ricorda il professor Contu ; staccandosi dalla vecchia unica Soprintendenza alle Antichità della Sardegna con sede a Cagliari. Tutto ciò era conseguenza della ampia e complessa attività che si era andata sviluppando a Sassari e nelle relative provincie di Sassari e Nuoro, dalla mia assegnazione - unico archeologo fisso e con esso nient'altro di ciò che, uomini e mezzi, fa solitamente parte del corredo dell'archeologo -, nel 1952, alla direzione del Museo Nazionale G. A. Sanna di Sassari. La mia assegnazione a questa città, distante oltre 200 chilometri dal capoluqgo regionale, era stata sollecitata dall'illustre sardo sassarese, ministro della Pubblica istruzione, Antonio Segni (poi divenuto presidente della Repubblica), appassionato di archeologia». Da allora, nel territorio sassarese e non solo, l'attività del professor Ercole Contu e della «sua» Soprintendenza è stata un crescendo di attività e scoperte a cominciare dagli scavi che hanno riportato alla luce la meraviglia del complesso archeologico di Monte d'Accoddi. Con i soprintendenti Francesco Nicosia prima e Fulvia lo Schiavo poi, oltre alla redazione di una serie di itinerari archeologici, che fanno parte del progetto "Triangolo della Nurra", è stata avviata l'attività del grande Centro di restauro di Li Punti, unico del genere in Sardegna. «Benché la Soprintendenza di Sassari precisa Ercole Contu fosse stata comunque la prima ad avere nell'Isola un proprio normale gabinetto di restauro, a partire da almeno il 1958». Ma soprattutto sono cresciuti i rapporti con l'Università di Sassari (e con altre università italiane e straniere), dai quali, ricorda sempre Contu, è derivato non solo l'insegnamento delle discipline archeologiche, con la nascita prima del Magistero e poi della facoltà di Lettere, ma anche, successivamente la creazione del corso di laurea in Conservazione dei Beni culturali e infine di quello in Scienze dei Beni culturali. Motivo di orgoglio anche la costruzione dell'Antiquarium di Portotorres. Con il Soprintendente Fulvia Lo Schiavo, la sede della Soprintendenza fu ampliata e resa sempre più funzionale nel 1992, col trasferimento nello stabile attuale (ex Ospedale Militare) di piazza Sant'Agostino. «Per queste ragioni scrive il professore emerito intendo affiancarmi alle rimostranze contro la soppressione della Soprintendenza di Sassari, sostenendole con le ragioni che derivano dalla mia diretta esperienza, che ebbe inizio circa mezzo secolo fa e che nelle premesse e nelle conseguenze è troppo arduo riassumere in poche righe. Tutto ciò portò appunto in prosieguo di tempo alla nascita della nuova Soprintendenza: fatto dal quale derivarono in tutti i sensi ottimi frutti, sia per gli studi, sia per le scoperte sia per la museografia sia per i restauri di monumenti, sia per la cultura in genere sia per la generale protezione del territorio di competenza sia infine per i rapporti con l'Università». E la Soprintendenza sassarese potrebbe avere il primato nazionale per le "notifiche di importante interesse" a cui si procedette nei vari anni. «Considerazione che non meraviglia sostiene Contu se si tiene conto del fatto che in Sardegna è tale il numero dei monumenti che l'archeologia - specie quella preistorica e protostorica - fa parte addirittura del paesaggio. Non si capisce proprio perché, mentre oggi la "politica" sente l'esigenza di moltiplicare, anche in un numero che a me pare eccessivo, le provincie, vuole nello stesso tempo diminuire le soprintendenze: cioè la cura e la valorizzazione degli interventi sul territorio da parte chi si occupa del ricchissimo patrimonio archeologico delle stesse province. Insomma, mentre ci si aspettava, magari, per la stessa logica la creazione - poniamo, tanto per intenderci - di nuove soprintendenze a Olbia e a Nuoro (che già sono stati dotati di nuovi musei e di uffici staccati perfettamente funzionanti e in via di maggiore sviluppo) si vuole demolire quella di Sassari, già esistente». Se infatti la Soprintendenza in questione - che oggi conta una dozzina di funzionari tecnico-scientifici - ha creato un tale sviluppo nella protezione e valorizzazione, oltre che nello studio, del territorio, è evidente che la soppressione non potrebbe che portare in tutti i sensi - persino in quello occupazionale a tutti i livelli - all'effetto contrario. «Spero di non essere anch'io - complice anche il mese d'agosto - vox clamantis in deserto» conclude amaramente il professore emerito.
(Sardegna) Chiudere la Soprintendenza? È inaudito
L'archeologo e professore emerito Ercole Contu critica la decisione ministeriale di accorpamento della Soprintendenza alle Antichità di Sassari con quella di Cagliari. Il professore sostiene che tale decisione rappresenterebbe un duro colpo per il territorio di Sassari e che sarebbe inaudita l'abolizione delle due Soprintendenze archeologiche della Sardegna per crearne una unica. Contu ha inviato una nota di protesta al ministero dei Beni culturali e ha fatto sentire la sua voce anche al Governatore Renato Soru e al direttore regionale per i Beni culturali. Il professore ricorda la sua assegnazione nel 1952 alla direzione del Museo Nazionale G. A.
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