La Sicilia non e' inclusa nel condono varato dal consiglio dei ministri, avendo uno statuto regionale proprio. Secondo il titolare dei beni culturali, Giuliano Urbani, "e' un peccato, perche' li' ce ne sarebbero parecchi di edifici da buttare giu"'. Urbani piu' in generale osserva che "quando mi si prospetto' la necessita' di una sanatoria per fare entrare soldi nelle casse dello Stato, feci subito il Pierino, dicendo che un provvedimento generalizzato sarebbe stato molto rischioso per il paesaggio e per i beni culturali. Ma alla fine sono riuscito a far passare i tre principi che per me erano fondamentali: esclusione delle aree protette, la demolizione degli eco-mostri e l'esclusione di tutte le zone boschive incendiate". "Per aree protette - dice Urbani - intendiamo tutte quelle zone sottoposte a vincoli edilizi per motivi archeologici, monumentali o paesaggistici. Per esempio, chi ha costruito una villa abusiva sull' Appia antica non potra' ottenere un condono. Chi ha costruito un cavalcavia vicino ad una piazza storica non potra' ottenere un condono. Anzi, dovra' farlo demolire. Lo stesso dovra' fare chi ha costruito un albergo che rovina il paesaggio. Il nuovo provvedimento ci da' il potere di avviare, con i comuni interessati, le procedure di demolizione, i cui costi saranno naturalmente a carico di chi avra' commesso il reato".