Più di mille persone che affollano Palazzo Reale a Ferragosto è una buona cifra. Vittorio Sgarbi può andarne fiero. La scommessa della "Bella Estate dell'Arte" sembra vinta. Ma i numeri sono galeotti. Dicono e ingannano. I mille visitatori registrati a Palazzo Reale per sette mostre, ad esempio, sono meno della metà di quanti ne ha sedotti Brescia (2.189 la media giornaliera) con Turner e gli Impressionisti, prima in classifica quest'anno in Italia. Brescia non è Firenze, non è Venezia, non è Roma, città d'arte capaci di fare da traino a qualsiasi esposizione. Ma ha un progetto. Nazionalpopolare, secondo i critici più snob. Però vincente. Milano non ancora. DA QUANDO è assessore, Sgarbi ha partorito mille idee, spesso intelligenti (sebbene altrettanto spesso abbandonate per strada o rimandate a tempi migliori), ma non una strategia. Specchio perfetto di questa sua effervescenza allegra e confusionaria, le mostre della "Bella Estate dell'Arte" hanno il pregio di essere numerose (l'anno scorso Palazzo Reale offriva appena due esposizioni di fotografia) e a buon prezzo (ottimo il carnet a 21 euro), ma il difetto di essere nate, quasi tutte, per caso. Concepite al penultimo minuto. E allestite in maniera frettolosa. Qualche esempio? Theimer è bravo, ma la penombra pur suggestiva delle sale, e l'assenza di didascalie, impediscono di capire le sue sculture, sofisticate e misteriose. Gio Ponti, in un paio stanze riempite un po' così, è maltrattato e inutile. Cavaglieri è un riciclo (da Rovigo). La polemica antologica, curata personalmente da Sgarbi, sulla pittura italiana "mai vista alla Biennale", già annunciata per il Salone del Mobile, allinea quadri anche belli, ma appesi un po' a casaccio, e senza alcun apparato critico che li leghi insieme e ne faccia comprendere il significato. Ferroni è un grande, ma qui promette più di quel che mantiene, scontando tra l'altro l'abbandono in zona Cesarini del curatore. Botero, lui funziona, perché è un piacione, ma come superstar della sua "Bella Estate" una città come Milano forse avrebbe meritato qualcosa di meno banale. Sgarbi, va detto, ha scontato nei mesi scorsi la drammatica defezione dei suoi due principali collaboratori: uno inquisito (Riva),l'altro prematuramente scomparso (Sciaccaluga). L'augurio è che riesca a dotarsi presto di nuovi bracci destri all'altezza, con i quali mettere a punto progetti di più ampio respiro, più sicuro prestigio e più robusto appeal internazionale. Due parole sugli altri risultati del Ferragosto dell'arte. Tutto sommato buoni i 273 visitatori per Renzo Piano alla Triennale: una mostra di architettura difficilmente ottiene di più. Eccellenti le affluenze ai tre musei: Scienza, Brera e Castello. Il museo della Scienza vede premiata ancora una volta l'intelligente strategia del suo direttore Galli: iniziative spettacolari (oggi il sommergibile Toti, domani la barca a vela Azzurra) e vivace programma di laboratori e animazioni per i bambini. Brera incassa un pubblico record, per i suoi modesti standard, e c'è da sperare che sappia fare tesoro di questa esperienza per risollevarsi. Il Castello assorbe la solita folla di turisti, molti stranieri, giapponesi in testa, che corrono ad ammirare la Pietà Rondanini. La scultura di Michelangelo, acquistata dal Comune nel 1952 per rilanciare un Castello appena riaperto e restaurato dopo i bombardamenti della guerra, svolge ancora in maniera eccellente la sua funzione di testimonial. E anche questa saper pensare in grande, come allora i milanesi facevano è una lezione da tenere a mente.