Via della Conciliazione. Tutto legale. Ma esteticamente discutibile Trasparenza «e soprattutto grandi progetti». Sono le promesse che ha fatto appena insediato Arnaldo Sciarelli, il nuovo commissario della Arcus, società controllata dal Tesoro ma gestita dal ministero dei Beni culturali. Conscio delle insidie che lo attendono. Prendete l'ultima operazione conclusa giusto prima del suo arrivo. Il 26 gennaio il predecessore di Sciarelli, collocato alla guida dell'azienda pubblica dal nuovo governo, dopo che Francesco Rutelli aveva deciso di decapitarla, anche in seguito a un allarme della Corte dei conti e al verdetto di un'apposita commissione insediata dal ministro, approva una convenzione, il finanziamento di un progetto «di restauro e manutenzione» dell'Auditorium della Conciliazione, a Roma, che, precisa il documento, «si è svolto dal 17 luglio al 30 novembre 2006». Seicentomila euro. Il nome di quel commissario pro tempore è Guido Improta, e proprio il giorno prima, il 25 gennaio, ha avuto una proroga nell'incarico fino al 30 marzo, con un decreto firmato dal capo di gabinetto del ministero, Gabriella Palmieri Sandulli. Il contributo è destinato a una società privata: I Borghi srl. Ed è praticamente sull'unghia. Il 6 marzo, quaranta giorni dopo il «sì» del commissario, viene erogato un primo acconto di 400 mila euro e il 20 successivo arriva il saldo di 200 mila euro. Prima riflessione: magari lo Stato fosse così rapido nell'onorare i propri impegni come la Arcus ha fatto con I Borghi e i suoi soci. Chi sono? Il 17 è di proprietà di Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc: aveva il 50, ma all'inizio del 2005 ha ceduto parte della sua quota al giornalista Fabio Alescio e alla signora Isabella Rusconi. Il 25 è posseduto da Gian Marco Innocenti, attuale vicepresidente delI'Atac, società del comune di Roma, E il 25 ha pure Francesco Carducci Artenisio, amministratore delegato di Cinecittà holding (100 Tesoro). Ex assessore al turismo del comune di Roma nella giunta Rutelli, già esperto spettacolo della Margherita, Carducci è anche l'amministratore dei Borghi, e in tale veste ha firmato la convenzione con Arcus. Cesa tiene a precisare che quando ha cominciato non era parlamentare né segretario di partito. E rivendica: «Sono orgoglioso di aver restituito alla città una struttura che versava in stato di completo abbandono. Per farlo ho personalmente firmato fideiussioni bancarie. Meriteremmo una medaglia d'oro». Ma Arcus non è stato l'unico soggetto pubblico a pagare. Nel 2005 ai Borghi è arrivato anche un milione e mezzo dalla Provincia di Roma oltre a un sostanzioso finanziamento dalla Regine Lazio. «II nostro è puro mecenatismo. I Borghi non hanno scopo di lucro. Presto la società sarà trasformata in associazione», taglia corto Carducci. E qui nasce la seconda riflessione. Assodato che la mano pubblica deve farsi carico del sostegno finanziario alla cultura. Assodato che la sistemazione dell'Auditorium è opera meritoria. Assodato che è tutto lecito. Ma si può considerare un fatto normale che fra gli azionisti di una società destinataria di contributi pubblici ci soano un parlamentare in carica e due pubblici amministratori? Interpellato sulla questione, il ministero dei Beni culturali non ha fornito precisazioni. Nemmeno sull'origine temporale del progetto, del quale si parlava tuttavia già dall'estate del 2005, quando Rocco Bottiglione, esponente dell'Udc, era stato appena nominato ministro dei Beni culturali. All'epoca, per capire l'andazzo, qualcuno già stava pensando di tributare un doveroso omaggio al suo predecessore. Naturalmente con i soldi pubblici. Pagati dalla Arcus, si legge nella convenzione firmata con la società Euroed, «per un libro fotografico che avrà formato rivista e apparirà come numero speciale del magazine Capolavori dedicato a quanto ha fatto il Ministero per i Beni culturali nel periodo del ministro prof. Giuliano Urbani». Per rendersi conto come siano stati spesi i soldi, bisognerebbe averla fra le mani, una copia di quel libro fotografico. Duecentotrentanove pagine, 39 fotografie di Urbani.urbani con il papa. Urbani con Berlusconi. Urbani con Ciampi. Urbani con Putin. Urbani con la Regina Elisabetta. Urbani con Sofia Loren. Urbani con Robert De Niro. Urbani con l'elmetto. Urbani senza elmetto. Il tutto per la modica cifra di 100 mila euro. Una bazzecola al confronto delle somme che Arcus è in grado di mettere in moto. Soltanto con i programmi dello scorso anno, 78,6 milioni di euro. Impegnati in tutte le direzioni. Per il restauro del Palazzo di Propaganda Fide, a Roma (2,5 milioni). Per un progetto «spettacolo dal vivo» all'Auditorium di Roma (400 mila euro). Per due progetti «Vittoriano», sempre a Roma (un milione di euro alla società Comunicare Organizzando). Per il progetto «le conversazioni» (200 mila euro alla Dazzle communication di Napoli). E anche (750 mila euro) per il restauro della Torre di Montenero di Bisaccia, paese originario del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Una pratica questa destinata a finire sul tavolo di Sciarelli. Che avrà anche il compito di spazzare definitivamente via da Arcus le scorie politiche. Per tener fede alla promessa di trasparenza ha cominciato da se stesso, con la pubblica ammissione di non essere un marziano: «Sono un vecchio socialista iscritto ai Ds». E per non essere frainteso, ha sottolineato: «sono fra i più grandi sostenitori del Partito democratico». Al punto da essere anche azionista, attraverso la sua società Gestione rischi assicurativi srl, della società editrice Europa, il quotidiano della Margherita. Buona fortuna.
I politici tendono l'Arcus. L'Udc Cesa e altri finanziati dalla società dei Beni culturali
Il nuovo commissario della Arcus, Arnaldo Sciarelli, ha promesso trasparenza e grandi progetti. La società, controllata dal Tesoro, ha già approvato una convenzione con una società privata, I Borghi srl, per un progetto di restauro e manutenzione dell'Auditorium della Conciliazione a Roma. Il contributo è stato erogato con un acconto di 400 mila euro e un saldo di 200 mila euro. I Borghi srl è una società privata con azionisti che includono Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, e Francesco Carducci Artenisio, amministratore delegato di Cinecittà holding. Il ministero dei Beni culturali non ha fornito precisazioni sulla convenzione e sull'origine temporale del progetto.
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