La loggia di Isozaki disegnata per l'uscita degli Uffìzi? «Un delitto amministrativo che rende vana ogni lotta contro la speculazione». Il ponte di Calatrava sul Canai Grande? «Un'altra sciocchezza». Per Vittorio Sgarbi, 55 anni, assessore alla cultura del Comune di Milano e critico d'arte poco incline alle mediazioni "buoniste", se i centri storici delle principali città turisti-che italiane sono in crisi d'identità, la causa prima è da ricercare nella scarsa sensibilità dei politici. «Le ragioni legate alla bellezza non sono ascoltate», dice. Che c'entra il progetto di Isozaki con il degrado di Firenze? Il problema non è solo estetico. Per quanto mi riguarda, la loggia disegnata dall' architetto giapponese è un obbrobrio che rischia di sciupare un monumento cinquecentesco. Ma la cosa peggiore è che, così facendo, si legittima ogni sorta di deturpazione. Qualsiasi privato può sentirsi autorizzato a commettere scempi simili. Ma Isozaki ha vinto un concorso internazionale... E allora? Questo non gli da certo il diritto di veder realizzata un'opera che, per dimensione e stile, fa a cazzotti con il contesto urbanistico in cui viene collocata. Basta con l'arroganza delle grandi firme e dei concorsi: perché l'Amministrazione fiorentina non indice un referendum popolare per conoscere il parere della gente? Altrimenti dobbiamo dire che, in questo campo, c'è un deficit di democrazia: si fanno certe opere solo perché c'è dietro un grande architetto, senza valutare il peso dell' intrusione in un tessuto monumentale storico. Eppure, in Francia hanno avuto il coraggio di fare la piramide del Louvre... Purtroppo hanno dato il cattivo esempio. Non le piace neppure il ponte di Calatrava sul Canai Grande? Dico solo che disturba lo skyline di Venezia: vista da piazzale Roma, la città non mostra più la stessa fisionomia, perché il ponte ne altera la sua integrità, per esempio coprendo la chiesa di San Simeon. A mio giudizio, è stato uno sbaglio fare quel ponte. Ma, ancora una volta, prevale lo stesso menefreghismo che si riscontra parlando dei problemi legati al turismo, piuttosto che all'immigrazione. Cioè? Il movimento turistico internazionale rappresenta uno degli elementi più dirompenti per la conservazione dei tessuti urbani e dei beni culturali. È il movimento dei visitatori che produce il maggior degrado e che si trascina dietro il fenomeno dei venditori abusivi e della contraffazione. Questo vale a Venezia, Firenze, o a Piazza Armerina, dovunque il richiamo dell'arte attiri turisti e di conseguenza attività commerciali illegali, quasi sempre appannaggio di extracomunitari, magari irregolari, che per sopravvivere seguono il flusso del denaro. Vede il turismo come un fatto negativo? Porta vantaggio economico a qualcuno, ma danneggia in maniera spesso irreparabile i luoghi di storia e d'arte. Funziona l'introduzione del ticket per l'ingresso in città, come nel caso di Milano ? La misura è buona ma non risolutrice. E il fatto di multare chi acquista mercé contraffatta dai venditori abusivi? Mi pare una sciocchezza, anche se ne capisco la logica. È un po' come per la droga: si colpisce anche il consumatore. Ma certo il vero problema è costituito dal sistema che alimenta i falsi e la rete di distribuzione dei falsi. Servirebbero strutture di controllo e di repressione che impedissero il diffondersi del fenomeno. Ci sono le forze dell'ordine... Sì, ma non vedrei male l'istituzione di un nucleo di vigili urbani specializzato, composto da giovani robusti e preparati, in grado di fronteggiare l'abusivismo. Però, ripeto, la questione ruota intorno alla sensibilità di chi governa il territorio: serve volontà e decisione per aggredire queste problematiche di degrado. Per esempio pensando a coinvolgere anche i privati. In che modo? A Milano un'imprenditrice come Diana Bracco ha "adottato" un giardino pubblico riportandolo a nuova vita, nell'interesse di tutti. Perché non ripetere esperienze simili, cercando partnership coi privati? Bene, ma può bastare? Cominciamo dalle piccole cose. La politica spesso sbaglia proprio perché insegue visioni grandiose o progetti ambiziosi. Meglio stare coi piedi per terra.