Italia Nostra critica il progetto per l'accesso del pubblico alla sala espositiva: «Compromessa la prospettiva» LUCCA. I lavori di ristrutturazione dell'ex-Macello comunale, per la nuova sede distaccata dell'Archivio di Stato, pare volgano al termine: liberato di parte delle protezioni che ne occultavano la vista ai non addetti ai lavori, è possibile rivedere ed apprezzare l'ala sinistra e il fronte centrale, col relativo maestoso ingresso, della decorosissima facciata monumentale che rappresenta con dignità la buona architettura pubblica lucchese di fine Ottocento. Ma l'ex-Macello comunale è anche un esempio notevole, si potrebbe dire, di archeologia industriale, e pure per questo merita ogni rispetto, sia per la facciata e per quanto ancora si conserva o si dovrebbe conservare della sua costruzione iniziale risalente al 1895 (tanto più che è proprietà del ministero dei beni culturali), ma anche per lo straordinario progetto, tecnologicamente impegnativo, di ristrutturazione e di sistemazione funzionale dei pubblici macelli, voluto nel 1939 dall'Unione dei commercianti e dal sindacato di categoria dei Macellatori di Lucca, con il minuzioso esame, la relativa approvazione, nonché l'assistenza, la cura e la sorveglianza dei lavori da parte dell'Ufficio Tecnico del Comune. Si trattava infatti di realizzare l'ampliamento e la trasformazione strutturale, al servizio della pubblica igiene, dell'intero processo produttivo della macellazione, passando dal primitivo sistema cellulare al cosiddetto "sistema omnibus", ossia con sale di macellazione distinte per vitelli, bovini, suini eccetera, e con l'introduzione fra l'altro della refrigerazione obbligatoria delle carni, nonché la divisione netta tra il movimento del bestiame e quello delle carni, da realizzarsi con un senso unico, capace comunque di evitare, sia per il bestiame che per le carni, incroci e ritorni. Di questo progetto, che fu presentato al Comune nel 1939 chiavi in mano esiste ampia documentazione. Il suo incarico, dato le innegabili difficoltà tecniche, fu affidato dal sindacato dei macellai lucchesi, d'intesa col Comune, al-l'ing. Candido Barsanti del Consorzio Macellatori di Milano. Compiuta celermente tale trasformazione, i Pubblici Macelli risultarono realizzati secondo quel progetto, in cui si vollero rigorosamente conservare tutti i fabbricati esistenti, sia come dimensione che come disposizione, col solo cambiamento opportuno delle strutture in relazione alle nuove esigenze. Il Comune, sia pure indirettamente, con quest'opera arricchì la città della sistemazione urbanistica di un ampio comparto in cui veniva riorganizzata una struttura di tipo industriale. Completato il grosso dei lavori di ristrutturazione, sulla base, presumo, di un progetto preliminare, ora, sull'ala della facciata coperta ed oscurata alla vista per la prosecuzione dei lavori, appare un gran cartellone con l'annuncio del "Restauro ala destra del complesso monumentale ex-Macelli per la realizzazione della nuova sala espositiva sede distaccata Archivio di Stato di Lucca". E sul cartellone è anche mostrata l'immagine della rappresentazione virtuale del progetto. Nella sezione di destra della facciata già monumentale, si vede nell'immagine far bella mostra di sé una scala esterna probabilmente in materiale metallico, a due rampe con ballatoio, giustapposta e accostata alla parete dell'ala originale (le cui aperture saranno cambiate), che lascerebbe intendere che l'accesso del pubblico (eo l'uscita?) per la sala espositiva è previsto debba avvenire solo dall'esterno dell'immobile, cioè direttamente dal piazzale da cui si godrebbe la nuova prospettiva, con buona pace, naturalmente, della "simmetria", così visivamente compromessa, dei due corpi laterali di quella nobile fabbrica ottocentesca, quella simmetria della composizione architettonica che sarebbe superata dai tempi e che è bene vada a farsi benedire. Ma perché? Si risponderà che non si poteva fare altrimenti si dirà che la facciata così rimodernata è anche meglio (come le costruzioni Baldini nate al posto e sulle ceneri della Villa del Cinquecento a Sant'Anna?).