L'odore di fritto non c'è più e finalmente sono sparite anche le cucine. Palazzo Barberini festeggia la conclusione della nuova tranche di restauri, quella che restituisce al pubblico le antiche Anticamere, per decenni ridotte a servizi del Circolo Ufficiali. E con i lavori si scoprono tesori inaspettati, dalle rovine romane al ponte di Bernini, fino alla Sala dipinta, gioiello nascosto sotto i muri imbiancati di una mensa. Si finirà nel 2009, ma il passo più simbolico è fatto: «dove c'erano cucine - commenta il ministro Rutelli - torna a splendere l'arte». Svuotato il grande salone affrescato da Pietro da Cortona, che dopo il restauro di pavimento e pareti è destinato a restare monumento di se stesso, le grandi anticamere dove passavano i visitatori del principe tornano ad avere un ruolo di primaria importanza. Una sala è tutta per i tre strepitosi Caravaggio posseduti dalla Galleria, in primo piano la "Giuditta e Oloferne", e per i caravaggeschi, da Borgianni a Saraceni, da Gentileschi a Ribera, fino al grande nemico di Caravaggio, Giovanni Baglione. L'altra, non meno sorprendente, ospita le opere di Guercino e dei pittori emiliani, con capolavori che già esposti, tra tutti la celeberrima "Maddalena" di Guido Reni, e altri recuperati dai depositi, come l'Altarolo in legno dipinto nel 1603 daAnnibaleCar-racci. Ma ci sono anche rientri "illustri", come il "San Matteo con l'Angelo" di Guercino, restituito dal Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che lo ha tolto dal suo studio alla Farnesina. E intanto arrivano anche le scoperte, a cominciare dalle rovine romane venute alla luce al pianterreno dell'ala nord, quella che affaccia su via Barberini. Dimore del I secolo d.C, con le pareti dipinte in bianco e rosso. Gli Sforza e i Barberini ne avevano fatto depositi, ora si studierà come renderle accessibili al pubblico. Ma la sorpresa più grande è stata la Sala delle colonne o Sala dipinta, come veniva chiamata in origine, gioiello secentesco affrescato dal Maltese e arricchito da colonne antiche in granito, con i capitelli che in tutta probabilità il cardinal Antonio Barberini aveva fatto arrivare dalla Grecia. Quella sala, progettata per la meditazione e l'ozio, era diventata già dagli anni Quaranta una mensa del Circolo Ufficiali. Qui i restauratori avranno ancora molto da lavorare, ma alla fine, assicura Laura Cherubini, l'architetto responsabile dei lavori, anche i dipinti che decorarano le pareti e la volta della piccola galleria potranno essere recuperati.