Sindaco da due mandati, il medico di Berlusconi non fa il miracolo. La «Catania risorse» dovrà vendere i palazzi di pregio per far cassa Si comincia, non per caso da quello affittato dalla Cgil A farla da padrone, ormai Virlinzi e Ciancio, che si spartiscono speculazioni e affari. Dai parcheggi ai centri commerciali UN BUCO profondo fino a toccare le falde marine, che si incuneano sotto terra. Si potrebbe partire da questa grande spelonca - scavata dalle ruspe in piazza Europa, il salotto buono di Catania affacciato sul mare - per raccontare la città del grande buco. Il buco finanziario del Comune, sancito con parole durissime dagli ispettori inviati dal ministro Padoa Schioppa, ma anche il buco nero dei grandi affari, dei grandi interessi in quella che un tempo era la città dei "quattro cavalieri dell'apocalisse". Oggi Costanzo, Rendo, Finocchiaro e Graci non ci sono più, spazzati via dalla tempesta di tangentopoli e di mafiopoli. Ora governano indisturbati due nuovi padroni della città, Virlinzi e Ciancio: capaci di tessere affari con tutti, di tenere buone relazioni con centrosinistra e centrodestra e sempre abilissimi a non finire in indagini e inchieste pericolose. Se Virlinzi appare più defilato, Mario Ciancio si muove invece con spregiudicatezza e lega i suoi affari al controllo totale dell'editoria. È infatti il padrone unico dei mezzi di comunicazioni in questa parte dell'isola. Un potere che gli consente persino di imporre a la Repubblica di non distribuire nelle edicole della città l'edizione prodotta in Sicilia e stampata nei suoi stabilimenti catanesi. Un monopolio che nessuno mette in discussione e che gli permette di tenere i politici a bacchetta. Oggi è schierato con Raffaele Lombardo e il suo Mpa, ma le sue simpatie sono mutevoli come il vento della politica. Se qualcuno non gli sta simpatico, come l'europarlamentare Ds Claudio Fava, semplicemente lo cancella dai media. Al punto che Fava ha citato Ciancio in giudizio chiedendo un maxi risarcimento per le sistematiche censure. Catania non si scandalizza. Ingoia tutto, anche la bancarotta del Comune a cura della giunta guidata dal medico personale di Berlusconi. Umberto Scapagnini lo si è visto correre al capezzale di Silvio, ma i suoi rimedi miracolosi nulla possono sul colossale buco di 150 milioni di euro del Comune di Catania. Mesi fa venne consigliato ai dipendenti comunali di frequentare il meno possibile i bagni di Palazzo degli Elefanti, perché non c'erano soldi e i fornitori della carta igienica non facevano più credito. «Leggende metropolitane - tagliano corto a Palazzo dei Chierici, sede dell'assessorato al bilancio - i debiti ci sono, ma non siamo alla bancarotta». Sarà vero, ma l'amministrazione sembra alla disperata ricerca di quattrini. Ha messo su la società, «Catania Risorse» per poter fare cassa con la vendita degli immobili di proprietà comunale. «Bell'esempio di finanza creativa - tuona l'opposizione di centrosinistra - quei beni sono patrimonio dell'Unesco e non sono alienabili, quindi non possono esser neppure dati in garanzia per accedere mutui». Ad opporsi alla vendita anche la Sovrintendente ai beni culturali Maria Grazia Branciforti: immediatamente rimossa dal governo Cuffaro. L'assessore Gaetano Tafuri oggi usa proprio il valore storico e architettonico di questi edifici per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. In uno di questi edifici, l'antico convento di San Giuliano, dalla fine della guerra ha sede la Camera del Lavoro Cgil. Per loro tra tre anni è pronto lo sfratto. «Curioso - dice il segretario della Cgil, Ciccio Battiato - l'amministrazione si ricorda di questi edifici dopo la nostra posizione su "Catania risorse" e dopo la nostra grande manifestazione contro la mala politica al Comune e alla Provincia». La Commissione Antimafia nella sua recente visita a Catania ha posto l'accento sugli appalti, concessi direttamente e senza gare. «Ci siamo chiesti quale sia il ruolo di Cosa nostra in questi affari - spiega il capogruppo dell'Ulivo Giovanni Burtone - e come mai a Catania vi sia un'altissima e anomala concentrazione di centri commerciali. Bisogna capire chi siano qui i nuovi referenti imprenditoriali e politici di Cosa nostra». A Catania non si capiscono tante cose, ad esempio perché le partecipate che, nelle altre grandi città sono una sorta di riserva di cassa delle amministrazioni, accumulino solo perdite. La città non ha uno Ztl, scoppia, soffocata da migliaia e miglia di veicoli, i parcheggi di scambio costruiti a Barriera restano vuoti, gli autobus continuano a viaggiare, semivuoti, ad una velocità media di 13 km orari e l'azienda trasporti accumula deficit. Ma anche il traffico può essere un ottimo affare: torniamo in piazza Europa, al grande buco sulla scogliera. Lì dentro, così come in altri punti del centro, dovrebbe nascere un grande parcheggio sotterraneo: migliaia di vetture, negozi e centri commerciali. Un bell'affare per chi lo gestisce e il gestore non sarà il Comune, ma una società di proprietà del cavaliere Virlinzi e dell'editore Mario Ciancio, che con il sistema del project finacing lo avranno in gestione per un quarantennio, ottenendo anche la possibilità di realizzare una vasta area commerciale. Ma anche alcuni dei parcheggi di superficie, le cosiddette «strisce blu» oggi in mano alla società pubblica "Sostare", finiranno ai privati. Guarda caso sono le aree più redditizie, quelle adiacenti al centro. Ma nella città del disastro finanziario anche i progetti e i sogni devono esser utili a qualcuno. Accade così che a colpi di varianti e con alcuni aggiustamenti al piano regolatore i nuovi padroni si garantiscano altri introiti con un sistema da far impallidire quello descritto da Rosi in «Le mani sulla città». Il più grosso affare è quello legato al nuovo Piano regolatore nelle zona del Rotolo, di fronte al mare, che prevede altissimi indici di fabbricabilità. Terreni coperti di sciara e sterpaglie, acquistati anni fa a due soldi (ma gli atti sono spariti dal registro) da 5 società. Una di queste, la Metropol, è praticamente sconosciuta, un'altra è di proprietà della famiglia Virlinzi. Nella zona del Pigno una serie di terreni agricoli di proprietà di Ciancio e di sua moglie sono stati destinati alla realizzazione di un centro commerciale. Peccato che Catania sia già satura. Degli edifici già realizzati cosa si farà? Bella domanda, e qualcuno ha già pronta una risposta: se non i supermercati si farà altro. Case, uffici? Non si sa, bisognerà aspettare la prossima variante.
Catania sull'orlo della bancarotta, ha un buco di 150 milioni. E vuol vendere i gioielli di famiglia
Il Comune di Catania è in una grave crisi finanziaria, con debiti di 150 milioni di euro. La giunta guidata dal medico personale di Berlusconi ha cercato di far cassa vendendo immobili di proprietà comunale, ma ciò è stato fermato dalla Sovrintendente ai beni culturali Maria Grazia Branciforti. La società "Catania Risorse" è stata creata per far cassa, ma i beni da vendere sono patrimonio dell'Unesco e non possono essere alienati. Il nuovo padrone della città, Virlinzi e Ciancio, ha realizzato un piano regolatore che prevede altissimi indici di fabrictabilità e ha destinato terreni agricoli a un centro commerciale.
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