L'ALLARME L'istituzione, che ospita anche l'Archivio, conserva libri rarissimi e documenti insostituibili dell'epoca ottomana. Le accuse del direttore Saad Eskander Danneggiata nel 2003 durante l'invasione statunitense, è stata ricostituita con l'aiuto di importanti partner internazionali Quei libri erano scampati all'incendio divampato nell'aprile del 2003. Adesso rischiano di soccombere alle incursioni estemporanee, in barba alle convenzioni internazionali, di soldati iracheni e statunitensi. Che hanno ridotto di fatto la Biblioteca Nazionale di Baghdad, che ospita anche l'Archivio nazionale, ad un avamposto militare, da cui entrano ed escono a piacimento, minacciando guardie e personale. E, al primo cenno di protesta, non esitano a far fuoco. Un bibliotecario è stato ferito alle gambe. L'allarme è stato ripetutamente lanciato dal direttore, Saad Eskander. Ripreso dai quotidiani El Paìs e The Guardian. E, in Italia, dall'organizzazione Un ponte per - impegnata con altre organizzazioni nel progetto La casa dei libri di Baghdad, per il recupero del prezioso patrimonio librario - che ha inviato un appello al nostro governo per sollecitarlo a intervenire presso quello iracheno perché la biblioteca «sia lasciata definitivamente libera dalle armi, anche a tutela del lavoro svolto dalla cooperazione italiana nella ricostruzione della biblioteca stessa». Un ponte per invita a scrivere mail di protesta a iraqembromayahoo.com La biblioteca si trova nel centro della capitale irachena, in una zona di confine tra la zona sciita e quella sunnita. Più volte è rimasta chiusa a causa di combattimenti. I soldati sono impegnati in operazioni che vengono definite «di sicurezza». Si commemora la morte dell'imam Musa al Kadhim. A Baghdad sono confluiti migliaia di pellegrini. Hanno per meta il santuario di Kadhimiya, nella zona nord. I soldati, ha raccontato Eskander all'Associated Press, sono entrati rompendo cancelli e finestre. Si sono posizionati sul tetto dell'edificio. «Azioni sconsiderate- sottolinea il direttore-, che metteranno in grave pericolo il personale e le collezioni della biblioteca e dell'archivio». Ha chiesto al comandante iracheno di lasciare l'edificio. La sua richiesta è rimasta lettera morta. Saad Eskander è uno storico. Curdo, per lunghi anni, sotto il regime di Saddam Hussein, ha vissuto in esilio. Dal 2003 dirige l'istituzione culturale, gravemente danneggiata dall'invasione statunitense del 2003, e si batte per salvaguardare un patrimonio di enorme valore. «Secondo le stime- riporta l'Osservatorio Iraq-, il 25 delle collezioni della biblioteca è andato perduto, compresi libri assai rari, mentre l'Archivio ha perso il 60 dei suoi materiali, tra cui documenti insostituibili dell'epoca ottomana». Sostiene Eskander che la biblioteca e l'archivio devono essere dichiarati offlimits. In risposta, sul sito Internet su cui tiene un diario, ha avuto soltanto attacchi e minacce. Ha deciso di chiuderlo. Teme «che i soldati possano iniziare a saccheggiare l'edificio o persino a dargli fuoco». Da quando è tornato in Iraq, si è impegnato a fondo per rimettere in sesto la biblioteca. C'è riuscito, anche con la collaborazione di partner internazionali prestigiosi. In prima fila ci sono la British Library di Londra e la Biblioteca nazionale Centrale di Firenze. «Un lavoro notevole, portato avanti in circostanze davvero difficili- è il commento di Andy Stephens della British Library-. Eskander si è impegnato per dare una collocazione neutrale o addirittura laica all'istituzione che dirige. La nostra preoccupazione è che un'istituzione come la biblioteca è a tal punto fondamentale, in quanto custode della memoria della nazione, che è davvero importante che non venga messa a rischio». I comandi Usa hanno informato che stanno indagando sulle accuse di Eskander. Il ministro della Difesa iracheno non ha detto una parola.