DOMUS DE MARIA . C'è poco da fare davanti alla bellezza di Chia, delle sue spiagge, delle sue dune. Ogni movimento di ruspe e cemento scatena l'attenzione di ambientalisti, politici più o meno in buon fede, bagnanti: di quanti hanno in qualche modo a cuore la bellezza di quel mare unico al mondo. E così un albergo in via di apertura costruito sulle sponde del Rio Chia, qualche centinaia di metri dalla Torre e dall'insediamento fenicio, continua a far discutere. A pochi metri dalle (misere) acque del Rio, gli operai dalla Ope di Serrenti stanno concludendo i lavori. Ormai siamo alla fase delle rifiniture e degli arredi delle 230 stanze che accoglieranno a partire dal 2008 fino a quattrocento ospiti. Lavorano tranquilli, e tranquilla all'arrivo di un cronista indiscreto è Cristina Ronda, imprenditrice vicentina, appartenente alla famiglia dell'architteto Roberto, amministratore delegato della Torre Chia s.r.l. e della Sarda gestioni turistiche s.r.l., le società che hanno programmato e realizzato l'invesimento turistico-immobiliare. Assente l'amministratore delegato, Cristina Ronda afferma che «l'albergo nasce seguendo le regole e le leggi, e, anzi, aprirà con due anni di ritardo sulla tabella di marcia originaria perché noi stessi abbiamo preferito spostarci ulteriormente dall'alveo del fiume nonostante avessimo tutte le concessionie e le autorizzazioni per andare avanti». In effetti le cucine sono ancora da realizzare, più distanti dal fiume. I Ronda, industriali vicentini con fabbriche che lavorano l'acciaio e iniziative in settori tecnologicamente avanzati, «hanno scelto autonomamente - conferma Pierluigi Cabras, sindaco della Margherita di Domus de Maria, il Comune che governa le spiagge di Chia - di arretrare dopo il varo del Pai, il Piano di assetto idrogeologico ancora non in vigore quando, nel gennaio del 2004, aveva ottenuto il via libero al progetto di variante. l'iniziativa, risalente agli Anni Ottanta, prevedeva in origine case, e non un albergo che ci auguriamo produrrà da 100 a 150 posti di lavoro». Il Comune respinge insomma le critiche arrivate nei mesi scorsi dal Gruppo di intervento giuridico guidato da Stefano Deliperi, che ha denunciato il cemento sul Rio di Chia. Una denuncia ripresa ora dal capogruppo di An in Consiglio regionale Ignazio Artizzu, che spara a zero sull'investimento chiedendo lumi all'assessore alla Difesa dell'Ambiente. (Sbagliando perché le competenze sono passate all'Urbanistica). «So che sono in corso lavori per la realizzazione di un albergo lungo l'alveo del Rio di Chia scrive il consigliere regionale- e che l'hotel sta sorgendo a breve distanza dal fiume e dalla sua foce, poche decine di metri dalla spiaggia. Tutto ciò su un terreno ceduto in affitto a privati dal Comune di Domusdemaria. A suo tempo la Sovrintendenza ai Beni culturali li sospese, ma i lavori, in un'area inedificabile, sono ancora in corso». Approdato sul fronte ambientalista, Artizzu spara a zero, suscitando le ire del sindaco Cabras. «Certi politici del centrodestra -sbotta - sono singolari. Ce l'hanno con Soru e la sua Giunta perché bloccherebbero lo sviluppo edilizio, poi arriva un imprenditore con le carte in reogla e gli fanno la guerra. Ripeto. Qui è tutto a posto, le norme sono state rispettate. È vero che la Sovrintendenza aveva sospeso i lavori, ma poi li aveva regolarmente autorizzati dopo aver ottenuto dall'Ufficio del paesaggio della Regione i documenti mancanti, e non trasmessi tempestivamente dagli uffici stessi. Non mi risulta che l'albergo sorga sull'alveo del fiume, non siamo né io né il consigliere Artizzu a doverlo stabilire. Meglio se ci pensa, come ha fatto, il Genio civile». Il primo cittadino di Domus De Maria (e dunque di Chia) è davvero inviperito. «In realtà - sostiene - qui siamo in presenza di una vecchia lottizzazione degli Anni Ottanta assolutamente migliorata rispetto al progetto originario dall'intervento di chi ha voluto trasformare le case in albergo, allontanando il cemento dal mare. Può darsi che un intervento simile oggi incontrerebbe molte difficoltà, ma il dovere di un amministratore è quello di far rispettare le leggi. Così come si bloccano le lottizzazioni illegittime o illegali, dobbiamo garantire la certezza dei diritti degli imprenditori quando hanno le carte in regola». Pierluigi Cabras non si scompone neanche quando da An si fa intravedere il sospetto che nella vicenda ci siano interessi di quelle cooperative rosse cosìpresenti nelle polemiche berlusconiane. «A me risulta che la proprietà dell'albergo sia di imprenditori veneti. Il fatto che i lavori siano stati realizzati dalla Ope di Serrenti non condiziona in alcun modo l'iter burocratico-amministrativo di un progetto arrivato a buon fine. Penso al lavoro che l'albergo produrrà, il resto mi sembra campagna elettorale fuori stagione». Imprenditori vicentini stanno per aprire un hotel da 400 posti letto molto (troppo?) vicino a un corso d'acqua.