Cagliari città del sole? L'idea è suggestiva, ma i fenicotteri potrebbero non essere d'accordo. E non solo loro. La proposta avanzata nei giorni scorsi dall'assessore comunale al Patrimonio, Gianni Chessa, disposto a sacrificare una fetta delle Saline per fare spazio a una catena di centri ricettivo-alberghieri «che possano dare lavoro a tanti giovani e contribuire a migliorare l'estetica e la vivibilità di una città smorta e sonnolenta», non incontra il gradimento degli ambientalisti. Per usare un eufemismo. Stefano Deliperi, presidente dell'associazione ecologista Gruppo di intervento giuridico, si interroga sull'eventualità che l'assessore possa essere stato colto da «un colpo di sole, a causa del gran caldo». Neppure Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna, lascia spazio alla discussione: «È un progetto assolutamente inaccettabile». In sostanza, l'ipotesi suggerita da Chessa in un'intervista pubblicata su L'Unione Sarda di domenica consisteva nel "taglio" di una fascia di 50 metri circa («ma se ne può discutere, i metri possono diventare pure 30», ha concesso l'assessore) delle Saline. E nello spostamento di un centinaio di metri dei celebri fenicotteri rosa, ai quali il Comune consegnerebbe l'avviso di sfratto per fare posto a una serie di strutture ricettive. Che, sfruttando anche il segmento sottratto alle Saline, andrebbero a cingere il parco regionale: «Gli alberghi devono essere inglobati nel sistema delle Saline», ribadisce Chessa, «e non mi sembra un problema far "traslocare" i fenicotteri, che notoriamente si abituano subito ai nuovi "panorami", di qualche decina di metri. Non dico che si debba ridurre il numero degli animali, per carità; sostengo solo che li si possa spostare». E che dire del valore naturalistico e ambientale delle Saline? «Le aree di pregio devono essere salvaguardate, in armonia con il piano paesaggistico regionale», ha precisato l'assessore, aggiungendo però «che, sempre di concerto con viale Trento, certi vincoli potrebbero essere rivisti. E, magari, rimossi o modificati. Noi dobbiamo prendere atto del fatto che, nel capoluogo, è assolutamente prioritario creare nuovi posti di lavoro. E per farlo, occorre cercare di far cambiare veramente pelle a Cagliari, trasformandola in quella che a me piace chiamare la "città del sole"». In pratica, un moderno centro turistico balneare dotato di strutture «esteticamente gradevoli, e non inguardabili palazzoni in cemento armato come quelli che sappiamo costruire noi. Poi, ovviamente gli alberghi dovrebbero essere funzionali ed efficienti. Proviamo a ragionare: i turisti vogliono alloggiare in hotel che siano il più possibile vicini al mare, mica rintanarsi a cinque chilometri dalla costa. E, soprattutto, guardiamo agli esempi che ci provengono dall'estero: ad Hammamet, in Tunisia, stanno costruendo degli autentici gioielli architettonici sul mare, nei quali i turisti sono ben contenti di trascorrere le proprie vacanze». Per questo, Cagliari si deve scrollare di dosso una «mentalità antiquata, che punta ancora sull'industria chimica, per virare con decisione verso l'industria del turismo, vera pietra angolare con la quale costruire il nostro futuro e la nostra economia», afferma Chessa. «So bene che con queste proposte mi attiro le antipatie degli ambientalisti. Ma gli ambientalisti, alla fine, cosa producono? Si siedono su un prato, mangiano un panino e se ne vanno. E i posti di lavoro per i sardi disoccupati? E i progetti per una Cagliari più affascinante e attraente? Non pretendo che l'idea delle strutture ricettive a ridosso delle Saline venga accolta da tutti con un'ovazione: non sono portatore di nessuna verità rivelata», conclude l'assessore, «ma auspico semplicemente che se ne discuta. Con coraggio e con determinazione, una volta tanto, perché in tanti la pensano come me ma stanno zitti». Stefano Deliperi, a dire il vero, di discutere ha poca voglia. Ma non perché non abbia argomenti da contrapporre alle tesi di Chessa. Anzi, ne ha fin troppi: «Talmente tanti che, alla fine, proprio il silenzio rappresenta la risposta migliore alle capriole inconcludenti dell'assessore, il quale deve essere stato vittima di uno dei classici colpi di sole da termometri roventi. Commentare seriamente una simile astruseria corrisponderebbe ad attribuirle un'importanza che non ha. L'impatto ambientale che avrebbero gli alberghi di Gianni Chessa su un gioiello naturalistico come il parco regionale delle Saline sarebbe devastante». Il presidente del Gruppo di intervento giuridico rincara la dose: «Evidentemente, l'assessore comunale al Patrimonio ignora il fatto che Cagliari si contraddistingue per il valore e per la bellezza del suo "patrimonio", appunto, ambientale: dalle presenze avifaunistiche agli ecosistemi, fino alle zone di conclamato pregio naturalistico. Prima di andare a ricoprire cariche pubbliche bisognerebbe conoscere bene la città nella quale si abita. Il problema degli alberghi? A Cagliari ce ne sono tanti, spesso vuoti, e anche a poca distanza dalla costa. Pensare di edificarne altri è quanto di più inutile e semplicistico si potesse proporre». Vincenzo Tiana conferma la bocciatura del progetto-Chessa. «Una pensata talmente inaccettabile da non poter essere nemmeno presa in considerazione. Intanto, in quella zona c'è già un parco regionale: che l'assessore pensi, innanzitutto, a coordinarlo e a farlo funzionare bene. Il complesso di Molentargius e delle Saline, una peculiarità a livello internazionale, farà balzare il capoluogo sardo agli onori delle cronache europee e mondiali. Quanto agli alberghi, perché dobbiamo raggrupparli tutti a ridosso delle Saline, togliendo per giunta spazio all'ecosistema? L'assessore Chessa, mi duole dirlo, è rimasto fermo alla politica di venti anni fa». E i fenicotteri gongolano. Probabilmente, di andare a nidificare altrove non ne avevano neppure tutta questa voglia.