Smembrato in più parti e accatastato in un angolo della sacrestia, tra i tesori nascosti e da riscoprire era sicuramente tra i più dimenticati: scampato al fuoco due secoli e mezzo fa ha rischiato di essere risucchiato nel nulla. Ora si è dato il via al restauro e il ciborio dell'altare maggiore della chiesa della SS. Annunziata, attribuito a Cosimo Fanzago, sarà ricomposto nella sua forma originaria. Alta oltre due metri, realizzato tra il 1620 e il 1630, l'opera presenta diverse parti carbonizzate per un incendio divampato nel gennaio del 1757, che arrivò al soffitto ligneo della chiesa provocando la rovina dell'intero edificio, tranne gli ambienti della sacrestia, della sala del tesoro e della Cappella Carafa. Una struttura imponente, simile alla cupola di una chiesa con alloggiamenti, nicchie, busti dei Santi Martiri e, naturalmente, lo spazio per le ostie consacrate, il cui restauro è stato fortemente proposto dal soprintendente ai Beni architettonici, Enrico Guglielmo, e realizzato con l'impegno dell'associazione culturale Incontri Napoletani, presieduta da Tina Giordano Alario, e con il sostegno della Regione Campania e della fondazione Banco di Napoli. Di grandi dimensioni, lavorato con marmi policromi, il ciborio si inseriva perfettamente nel contesto dell'altare maggiore della chiesa dell'Annunziata, di almeno 10-12 metri e progettato, come risulta da vari documenti, dallo scultore bergamasco Cosimo Fanzago ed eseguito, per le parti in metallo da Finelli, Monte e Montini. Non distrutto dal fuoco ma gravemente danneggiato, il ciborio è costituito da 5 parti, con una base poligonale mistilinea a tarsie, con motivi geometrici. «Un'opera di grande valore artistico - fa rilevare Ida Maietta della Soprintendenza, che cura il progetto di restauro - il cui recupero assume una particolare valenza. Non ci si riappropria soltanto di una struttura importante, ma è anche un segnale di rinascita per tutto il complesso della stessa Annunziata». Il secondo livello del ciborio presenta nicchie architravate che si alternano a finte portelle guarnite di pannelli intarsiati. E una sola di queste portelle era reale. Era quella che consentiva l'accesso al vano dove veniva custodito il calice. Il terzo livello è formato da una fascia di timpani (molto rovinati) posti in corrispondenza delle portelle. Composto da nicchie con catino a conchiglia alternate a nicchie più piccole il quarto livello, mentre il quinto è costituito da un tamburo con tarsie a motivi geometrici e da una cupola a 8 spicchi. «Attualmente - dice Massimiliano Sampaolesi, direttore tecnico del progetto di restauro - il ciborio è diviso in cinque parti, è scheggiato in diversi punti e le tarsie sono in gran parte da restaurare; la ricostruzione deve mirare alla realizzazione di un unicum architettonico». Che, successivamente, dovrà trovare una idonea collocazione all'interno della chiesa. Un tesoro ritrovato, dunque, e che tra breve sarà restituito alla città.
OPERA DEL FANZAGO. Via al restauro del ciborio dell'Annunziata
Il ciborio dell'altare maggiore della chiesa della SS. Annunziata, attribuito a Cosimo Fanzago, è stato scoperto e restaurato dopo essere stato dimenticato per due secoli. L'opera, alta oltre due metri, è stata gravemente danneggiata da un incendio nel 1757 e ha rischiato di essere distrutta. Il restauro è stato realizzato con l'impegno dell'associazione culturale Incontri Napoletani e con il sostegno della Regione Campania e della fondazione Banco di Napoli. Il ciborio è stato ricomposto nella sua forma originaria e presenta diverse parti carbonizzate. Il progetto di restauro mira a realizzare un unicum architettonico e il ciborio sarà restituito alla chiesa.
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