L'Istituto Marchiondi, chiuso nel 70, cade a pezzi ed è occupato dai rom. Il suo progetto è esposto al Moma di New York Si è mossa mezza Milano (in pieno periodo vacanziero, per di più) per salvare la palazzina ex Alfa di via Gattamelata. Il consigliere provinciale di An, Giovanni De Nicola, una settimana fa si è incatenato all'edificio per bloccare le ruspe che lo stavano radendo al suolo; l'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi è andato in perlustrazione e ha chiesto alla Soprintendenza di bloccare i lavori che avrebbero sostituito la palazzina con una rotonda; infine il soprintendente Alberto Artioli ha bloccato tutto e i lavori si sono fermati in attesa di una decisione definitiva. Nel frattempo, a una decina di chilometri di distanza, in via Noale - sempre a ovest di Milano ma molto più in periferia (e forse molto meno sorto gli ocelli della gente) - il complesso dell'Istituto Marchiondi cade a pezzi. E sì che non ha niente da invidiare al "compagno" più famoso. E' vero, la portineria dell'ex Alfa è stata ripresa nel film "Rocco e i suoi fratelli" e le due finestre d'angolo sono quelle dell'ufficio di Giuseppe Luraghi, presidente Alfa negli anni '50 e '60. Gli appassionati di auto, poi, ne hanno fatto un'icona e sembra che gli americani vogliano addirittura comprare e rivendere i mattoni dello storico complesso come accadde per il muro di Berlino. Però, bisogna dirlo, il progetto dell'Istituto Marchiondi è addirittura esposto al Moma di New York. Disegnati dal milanese Vittoriano Viganò nel 1953, i sette edifici del complesso ospitarono (fino al 1970) un riformatorio, nel quale l'architetto aveva abolito le sbarre, inserito delle parti colorate (in rosso) e organizzato mi grande giardino. MACERIE E ZINGARI Un gioiellino di arte sociale del Novecento nascosto tra le maglie di Baggio, insomma. Adesso l'Istituto Marchiondi (a parte una piccola porzione dedicata a centro diurno per disabili) è ridotto male. 1 vetri sono tutti rotti, i calcinacci si ammassano ai bordi dei muri, il cemento è smangiato dal tempo e il giardino è incolto o bruciato dal sole. All'interno, per di più, hanno trovato casa da qualche mese una decina di rumeni che hanno occupato (e ammobiliato) quattro locali più servizi: in una stanza ci hanno messo salotto e cucina e nelle altre hanno sistemato le camere da letto. Ci hanno ricavato anche una sorta di patio, con tanto di sedia a sdraio per prendere il sole. Al primo piano, dove un tempo c'erano i laboratori e le cucine, ci sono solo rifiuti e muri scrostati. Per terra, te le macerie, ci sono ancora pezzi dell'arredamento degli anni Cinquanta e ai muri sono ancora attaccati gli armadi etti (con tanto di figurine dei calciatori del tempo incollate ai bordi) che furono dei ragazzi "difficili" ospitati nel centro. Per mettere a posto l'edificio ci vorrebbero circa 13 milioni di euro, meno dei 22 milioni di euro che, secondo le prime stime del Comune, si potrebbero perdere se non si abbattesse l'ex Alfa. Non ci sarebbero neanche da fermare lavori già avviati o da bloccare strade in costruzione. Ma nessuno ci si è incatenato al Marchiondi e la stampa non ha fatto fuoco e fiamme per lui per giorni e giorni Risultato: i calcinacci restano dove sono. «E1 un caso molto diverso da quello dell'ex Ma», spiega Sgarbi, «perché l'Istituto Marchiondi è già sottoposto a un vincolo della Soprintendenza, quindi non rischia di essere abbattuto. Comunque, dopo le vacanze andrò a visitarlo per farmi un'idea sui lavori da fare». Anche De Nicola difende la sua azione, "I due casi non sono assimilabili", sostiene il consigliere provinciale. «Intanto perché il Connine non intende buttare giù il Marchiondi e poi perché quella struttura è meno antica dell'ex Alfa e può vantare meno storia. L'Alfa invece è nota al mondo intero, tanto che mi è arrivata una lettera dagli Stati Uniti di appassionati di auto che vogliono comprare i mattoni della sede come ricordo. Inoltre il costo dei restauri per l'edificio di Baggio è proibitivo, perché lo spazio è molto grande». IPOTESI DI RESTAURO L'assessore all'Urbanistica Carlo Masseroli, invece, è di tutt'altra idea. E' stato lui, negli ultimi giorni il più acceso contestatore del blitz di De Nicola alla ex Alfa: «Non c'erano motivi validi per incatenarsi in via Gattamelata, come non ci sono per farlo a Baggio. Ma per ragioni diverse», spiega Masseroli. «La funzione dell'ex Alfa non è più adeguata allo sviluppo della città e non merita neanche di essere salvata per la memoria storica, perché questa è già valorizzata ad Arese. Il Marchiondi, invece, deve essere ristrutturato perché ha una notevole importanza storica, ma non c'è da preoccuparsi, perché è già in programma». Della pratica se ne sta già occupando l'assessore alle Politiche Sociali, Mariolina Moioli. «11 compito è difficile, perché va rispettata sia l'architettura e il progetto iniziale, sia la funzione di recupero per ragazzi in difficoltà per cui era stato pensato», spiega Moioli. Per prima cosa, gli zingari che adesso vivono al piano terra dell'edificio dovranno fare le valigie, poi verrà cercato uno sponsor o un privato che prenda in comodato d'uso la struttura. Un progetto concreto non c'è, però c'è la promessa dell'assessore: «Non abbiamo abbandonato il Marchiondi, ci stiamo lavorando».