Il film della Sgarbi «nato» a Modena sarà proiettato anche in città «Fino ad ora, dovendo fare un'anteprima a un festival importante come quello di Locarno - dice Roberto Franchini, dirigente della Regione e presidente a Modena della Fondazione San Carlo - non potevamo parlarne troppo, ma ora il film sarà diffuso tramite proiezioni, invii a scuole e biblioteche dell'Emilia Romagna e forse uscirà anche in libreria». Il "Il pianto della statua" diretto da Elisabetta Sgarbi, regista dal '99 e direttrice editoriale Bompiani della Rizzoli Rcs, dedicato ai compianti modenesi, bolognesi, parmensi, ferraresi quattro-cinquecenteschi di Guido Mazzoni, Antonio Begarelli e Nicolo dell'Arca avrà anche proiezioni pubbliche: senz'altro a Ferrara, Bologna e Modena per cui si pensa a una data nel prossimo inverno. Probabile dunque che si riattivi un dibattito incentrato, oltre alla qualità artistica indubbia di queste opere, sullo "scorticamento" avvenuto a metà degli anni '90 del Mazzoni della chiesetta di San Giovanni Battista dei pressi di piazza Matteotti. Vittorio Sgarbi, anche pochi giorni fa, e numerosi altri storici dell'arte nel corso degli anni hanno ribadito che la decisione presa a suo tempo dagli ex soprintendenti di Modena e Bologna, Jadranka Bentini e Andrea Emiliani, di togliere il colore ottocentesco fu deleteria. Di penale non c'è nulla (l'assessore alla cultura di Milano dice «se ci fosse un processo i responsabili andrebbero assolti perché la decisione fu ineccepibile secondo le direttive attuali del ripristino filologico del restauro. Io però non lo avrei certo permesso») certo che vedere la terracotta del "compianto sul Cristo morto" (ma la chiesa di via Emilia è spesso chiusa) con labilissime e imponderabili tracce dell'originaria cromia fa sensazione. Giustamente lo scrittore ferrarese Diego Marani ha intitolato "La morte gialla" la sua lettura che accompagna le immagini, effettuate a Modena alcuni mesi fa, interessanti perché realizzate cinematograficamente con il braccio Dolly. Oltre alla felicità di Elisabetta Sgarbi per la riuscita del lavoro - coprodotto da Regione e fondazioni cassa di Modena e del Monte di Bologna e Ravenna - anche Franchini è molto soddisfatto, è in viaggio, ma ha avuto numerosi riscontri positivi sul filmato che ha colpito un po' tutti, visto che fuori da una ristretta cerchi di esperti ed amatori i capolavori in terracotta dei compianti non sono tanto conosciuti. «Tutto nacque - ricorda - dopo che la Regione commissionò una serie di film a Tonino Guerra, Roberto Roversi, Giuseppe Bertolucci e Gianni Celati che raccontavano la loro terra e a scrittori stranieri come Tahar Ben Jelloun. A una presentazione la Sgarbi ci presentò l'interessante progetto realizzato in circa un anno». Le finalità dell'opera? «Si tratta di una pellicola molto intensa che penso abbia interessato anche i cattolici perché non bigotta, ma legata a un dramma tra madre e figlio e quindi alla carne e al dolore». Visioni per tutti e nelle scuole, poi c'è l'ipotetica visione privata per il Papa su cui la Gazzetta ha riferito: «Naturalmente - conclude Franchini - qui mi fermo anche perché non ho elementi, però non posso negare che se n'è parlato nel lungo dibattito che ha seguito mercoledì scorso l'anteprima».