Sono grato adAlvar Gonzalez-Palacios perché, trattando della restituzione di reperti archeologici dal Getty all'Italia («II Sole-24 Ore Domenica» del 5 agosto scorso), ha trovato il modo di ricordare Pompei. E già un tale collegamento attesta la vivezza e l'originalità del ragionamento. A Pompei, scrive Gonzalez-Palacios, «le rovine sono andate in rovina»: forse perché a esse non possono rivolgere le proprie cure «quei pochi uomini che aiutano collezionando»? L'aiuto che è venuto alle aree archeologiche vesuviane, da Ercolano a Stabia a Pompei, da parte di mecenati è, negli ultimi anni, cresciuto. Ma, pur di fronte a tale positiva constatazione, l'immensità del compito di manutenzione e restauro grava, e continuerà a gravare, sugli uffici pubblici, ministero e Regione Campania. Rispetto a dieci anni fa, le risorse finanziarie a disposizione si sono decuplicate: e i risultati sono tangibili, se solamente si ha la pazienza di compiere una passeggiata tra i monumenti. Purché si abbia ben presente alla memoria la situazione precedente. La soddisfazione per quanto si è riusciti a compiere non fa trascurare quanto ancora occorre fare: e, per questo, è necessario che esperti autorevoli, come Gonzalez-Palacios, continuino a pungolare senza tregua noi, e i nostri superiori responsabili. Anche affinchè alle rapsodiche collezioni facciano da degno contesto quei siti dai quali gli oggetti splendidamente raccolti provengono: rendendoli documenti della storia e non solamente "capolavori" da possedere. Soprintendente archeologo di Pompei