Scarabocchi sulla scultura dietro il Duomo. Folla di turisti attorno alle opere installate in centro Il ghisa sul portone di Palazzo Marino li osserva divertito: «A quel donnone nessuno resiste». Nessuno in ogni senso: e i turisti che si mettono in coda per uno scatto ricordo abbracciati alle gambe, protesi verso i glutei e i vandali. Un'altra scultura di Pernando Boterò, una di quelle sul retro del Duomo, è finita «sporcata»: scarabocchi all'interno della bocca. Chi sia stato, non si sa. Perché l'abbia fatto, nemmeno. Quasi certa l'eventuale replica dell'artista colombiano. Risponderà come già fatto in occasione di precedenti oltraggi: «Ma perché a Milano ce l'hanno con le mie donne?». Sia come sia, comunque e per fortuna non ci sono solo i balordi. Prendiamo piazza della Scala, per esempio: chi passa davanti a quel bronzo che sembra sciogliersi al sole ancora caldo di agosto lo tocca, lo picchietta per coglierne la pienezza. E in piazza Duomo altre statue diventano protagoniste di gesti scaramantici: l'alluce grande come un'albicocca di «Donna seduta» viene sfiorato come un portafortuna. Il pene dell'uomo che danza in coppia nei «Ballerini» immortalato in uno scatto veloce. Ma non abbastanza da non finire fotografato a sua volta da una coppia di fidanzati. Solo «II gatto» mantiene le distanze con il pubblico. Non la «Donna sdraiata», sensuale e serafica nella sua opulenza. Magie della «Bella Estate» di cui Botero è diventato il simbolo incontrastato. Le sei sculture monumentali collocate negli angoli significativi della città, tra piazzetta reale e la Galleria, il Castello Sforzesco e la stazione Centrale, «caleidoscopio di idee, forme, linguaggi, colori, passioni», per usare la sìntesi del sindaco Letizia Moratti, più che il completamento della mostra di Palazzo Reale sono diventate l'attrazione agostana. Ha cominciato il graffitaro, con quella «W» dorata spruzzata sul pube della mujer in bronzo, poi il chewing-gum spiaccicato sul sedere della statua. Ma sulle sue donne c'è chi si mette a cavalluccio, lasciando traccia delle suole sporche sul bronzo che luccica e domina, chi ne immortala le intimità, che sono vive, mai volgari, in quella loro immensità. Offensivo? «Mi pare un eccesso di perbenismo da parte di Botero sdrammatizza l'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi . Questa frenesia affettuosa attorno alle sue opere, un autore dovrebbe accoglierla con simpatia». Pulsa di vitalità il centro della metropoli che a poche centinaia di metri appare deserta. Attraversato com'è da una massa colorata di turisti. Che toccano quelle donne. Formose e feconde.