Quasi ultimata la struttura faraonica che valorizzerà il Partenone. E la capitale greca si divide: quale forma d'arte merita una maggior tutela? Vangelis e la rivolta delle superville «Meglio il liberty dell'Acropoli» ATENE Immaginate che la Tav invece di bucare la Val di Susa fosse stata progettata per passare tra gli archi del Colosseo. Immaginate che oltre alle polemiche sull'insulto alla storia romana ci fossero anche quelle per la distruzione dell'attico di un musicista celebre e per la villa degli eredi, per dire, di un Guttuso. Aggiungeteci le elezioni politiche in agguato da qui a due mesi e sentirete il calore di ciò che sta arroventando il dibattito di Atene sul nuovo museo dell'Acropoli. Nella «culla della civiltà», a tende e blocchi stradali preferiscono una resistenza chic, una battaglia a colpi di dotti pamphlet, una disfida legale intrisa di cultura: meglio Fidia o l'Art Déco? Ma gratta gratta, l'essenza della querelle è sempre quella: fate pure quel che volete, purché non in casa mia. L'interesse generale contro quello locale; innovatori contro conservatori; nella fattispecie anche archeologi contro architetti: per gli uni il nuovo museo deve «far vivere l'arte classica, non tenerla in bacheca», per gli altri la sua «missione è conservare, non distruggere capolavori» seppur di duemila anni più giovani come la facciata di marmo bianca e rosa di una casa del 1930. Classicisti contro amanti del liberty, appunto. Il nuovo museo dell'Acropoli avrebbe dovuto essere pronto per le Olimpiadi del 2004, ma una prima parziale apertura è prevista solo per questo settembre. Squadre di operai lavorano 24 ore su 24 per permettere una qualche inaugurazione almeno prima del voto. È un edificio enorme, ambizioso, modernissimo disegnato dallo svizzero-statunitense Bernard Tschumi. Per fargli spazio è stato sventrato un vasto quadrilatero ai piedi del Partenone: 25 tra case, ville e condomini rasi al suolo. Gli espropri sono costati 36 dei 130 milioni di euro del costo dell'opera. Il 27 per cento, meglio dei nostri binali per l'alta velocità. Il sistema di accesso alla collina dell'Acropoli sarà ridisegnato per passare attraverso il nuovo edificio. La nuova metropolitana sbuca davanti al suo cancello per renderlo centrale nel giro turistico dell'intera città. Nessun visitatore di Atene potrà ignorarlo. Chi ricorda il caldo micidiale delle scale verso il Partenone apprezzerà, come minimo, l'aria condizionata del nuovo museo. Un'oasi prima e dopo l'arrampicata. Unico ostacolo al visionario progetto: due palazzi ancora in piedi proprio tra l'edificio di vetro e l'Acropoli. Uno è neoclassico, l'altro Art Déco, tra i pochi del genere sopravvissuti alla speculazione edilizia che deturpò Atene negli anni 60 e 70. «Limitano la prospettiva del Partenone, ne minano l'effetto scenografico» secondo i sostenitori del museo. «Nascondono la mole arrogante e riducono i danni estetici della nuova costruzione» secondo i difensori dei due palazzi. Opinioni. Nella terra dei sofisti, inutile questionare. A decidere dovrebbero essere gli organi tecnici del governo, le Belle Arti e il ministero della Cultura. Ma dopo le migliaia di mali a sostegno delle case sopravvissute, i blog aperti dai famosi residenti, la campagna scatenata sui giornali, la faccenda si è ammantata di orgoglio nazionale ed è scivolata in politica: la Grecia non è solo marmi antichi che piacciono tanto agli stranieri, è anche il lavoro dei suoi artisti moderni, tra l'altro, inopinatamente sconfitti dal concorso internazionale per il rifacimento dell'area dell'Acropoli. Il responsabile dell'ente per la costruzione del museo, Dimitris Padermalis, si fa largo con un caschetto bianco in testa tra gli operai del cantiere. Mostra orgoglioso le enormi vetrate «ecologiche», i pavimenti trasparenti, il gioco di riflessi con il Partenone. Poi punta il dito contro quei due palazzi di troppo. «La facciata è anche piacevole, ma il retro che si vede dal museo è proprio orrendo. Avremo due milioni di visitatori l'anno. Come si può pretendere che guardino un muro di mattoni e delle anonime finestre al posto del teatro di Dioniso e del Partenone? Capisco il problema di chi rischia di perdere la propria casa e soprattutto molti soldi, ma qui è in gioco la fruizione del primo monumento dell'arte mondiale». Nelle case contestate i giudizi sono altrettanto netti. I due palazzi sono di proprietà di Vangelis Papathanassiou e della famiglia Kouremenos. Vangelis è il compositore da Oscar delle note che accompagnano la corsa sulla spiaggia in «Momenti di Gloria», è il genio della musica di «Biade Runner» e «Mis-sing». Ha collaborato con la Nasa e un satellite di Marte porta il suo nome, è uno sperimentatore intriso di cultura classica, stupisce vederlo contro il museo. Ma Vangelis ha addirittura ignorato la sua ostilità per le interviste pur di difendere i suoi quattro piani neoclassici sui giornali greci. «Sarebbe ingiusto perderli. Per ragioni etiche, storiche e legali l'arroganza del museo è intollerabile, si è installato nel quartiere come un grande mostro distruttore». Con il compositore in vacanza, ad aprire la porta dell'altro palazzo contestato, quello At Déco, è rimasta Eli Kouremenos, l'elegante nipote 87enne dell'architetto Vassilis Kouremenos che lo disegnò nel 1930. L'appartamento è splendido, con mobili d'epoca e una vista da brivido sulle colonne più famose del mondo. «Nel 1978 questi edifici erano stati messi sotto la tutela delle Belle Arti e nell'88 dichiarati monumenti nazionali. Persino nei progetti in gara per il museo era sempre stata prevista la loro conservazione. Poi hanno creato quell'enorme terrazza dove vogliono mettere un ristorante e le nostre case sono risultate d'impiccio. Cosi in giugno un blitz del Consiglio archeologico ha cancellato tutte le tutele aprendo la strada alla demolizione. Vogliono distruggere due tesori d'arte per la vista di chi vien qui a mangiare feta e pomodori». Visto il livello dei contendenti, la decisione finale non arriverà certo prima delle elezioni. Non è difficile immaginare che a Roma avremmo fatto lo stesso.
Atene, due palazzi intralciano il nuovo museo: Abbattiamoli
A Atene, la costruzione del nuovo museo dell'Acropoli è in corso, ma la sua inaugurazione è stata posticipata a settembre. L'edificio è stato progettato dallo svizzero-statunitense Bernard Tschumi e costerà 130 milioni di euro. Per farlo spazio, sono stati demoliti 25 case, ville e condomini. I proprietari di due dei palazzi contestati, Vangelis Papathanassiou e la famiglia Kouremenos, si oppongono alla demolizione e sostengono che il museo è troppo grande e disturberà la vista del Partenone. Il compositore Vangelis ha addirittura ignorato le sue critiche per le interviste.
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