L'architetto rilancia il dibattito sulla progettazione «Confusione a livello locale e poca iniziativa centrale» Nella recente intervista che Gioacomo Marramao ci ha rilasciato sulle grandi questioni che riguardano la tutela dei beni culturali e del paesaggio, il filosofo ha ricordato il tentativo di ostacolare a Capalbio la costruzione di un orrendo parcheggio proponendo invece un progetto dell'architetto Massimiliano Fuksas che venne respinto dal sindaco. Un caso emblematico di scarsa sensibilità di una pubblica amministrazione. Su questi temi, e in particolare sul ruolo dello Stato e appunto degli enti locali, abbiamo voluto chiedere proprio a Fuksas un parere diretto. «Credo che in Italia esistano due problemi fondamentali - dice l'architetto - da un lato una grande confusione di ruoli e di competenze all'interno dei governi locali, dall'altro un'assenza grave dello Stato, che deve assolutamente ritrovare un ruolo». Andiamo con ordine e partiamo dal primo punto che evoca appunto il parcheggio di Capalbio... Quell'episodio successe, come ne sono successi tanti, perché in Italia c'è una grande confusione tra quello che è il ruolo della pubblica amministrazione e quello dei professionisti che hanno il compito di progettare. Una confusione assente in paesi come la Francia, la Germania o la Spagna. Le istituzioni hanno il dovere di difendere l'ambiente e i beni culturali. Poi ci sono appunto gli architetti, gli archeologi e via dicendo, il cui compito è quello di realizzare dei progetti che, a loro volta, devono essere sottoposti al vaglio delle amministrazioni. Insomma, se ho capito bene, una figura come la sua deve tenersi fuori dall'organico di una amministrazione e proporre da privato dei progetti... E' così. Molti professionisti progettano quando stanno all'interno della pubblica amministrazione. Io credo invece che quest'ultima debba limitarsi ad esercitare una tutela e un controllo mantenendo una visione più ampia su tutto quello che succede nel paese. Insomma uno che sta nella pubblica amministrazione non deve fare progetti ma solo controllare quelli degli altri. Marramao sostiene che in Italia si costruisce troppo senza tenere nel giusto conto la qualità. Ne consegue che figure come la sua non sono prese in considerazione dalla pubblica amministrazione... Ogni giorno mi offrono dei lavori ai quali io dico di no. E sono offerte che arrivano molto più dai privati che dal pubblico che è invece abbastanza assente da tutto questo. Li, nel pubblico appunto, i tempi sono lunghissimi e poi non c'è continuità nelle politiche delle diverse amministrazioni che si susseguono. C'è inoltre una scarsa sensibilità, all'interno degli enti locali, per quanto riguarda appunto la tutela del paesaggio... Questo succede perché nessuno ha più una competenza specifica e alla politica approdano o personaggi di successo o provenienti dalla ondivaga società civile, ma appunto senza professionalità specifiche. E inevitabilmente questo si ripercuote all'interno dei comuni dove ci sono sindaci che non hanno dunque una vera preparazione amministrativa. Questa mancanza di sensibilità della maggior parte degli amministratori è sinonimo di incapacità a gestire questo paese in un momento di grande difficoltà e cambiamento. Una persona intelligente e capace come Giacomo Marramao può anche spendersi presso il sindaco di Capalbio per evitare che venga costruito un orrore però non ce la fa perché il problema deve essere affrontato globalmente. Che cosa dovrebbe fare invece lo Stato, spesso responsabile di lungaggini burocratiche spaventose... La cosa paradossale è che in Italia, unico paese al mondo in questo senso, c'è ormai una burocrazia senza Stato. Anzi lo Stato, scusate il gioco di parole, è stato destatalizzato nel corso degli anni e chi lo difende è ormai considerato un reazionario. I giorni scorsi dicevo sul Corriere che adesso si cercano i soldi dai privati per sponsorizzare dei progetti quando lo Stato ha dato ai privati tutte quelle risorse dalle quali si traevano finanziamenti. Per esempio il lotto, che in Gran Bretagna ha dato la possibilità a molti comuni di realizzare un programma culturale altissimo, che coinvolge la Tate Gallery per arrivare al mondo del teatro e della musica e includere anche centri più periferici come Birmingham e Liverpool. Inevitabile un riferimento all'attuale gestione Rutelli del ministero dei beni culturali. Che cosa ne pensa? Indubbiamente gli va riconosciuta una capacità e una sensibilità. Ci sono due o tre cose che ha fatto che mi hanno colpito favorevolmente. Tra queste c'è il restauro del Petruzzelli. E' stato capace di farlo acquistare dallo Stato, trovare i soldi insieme alla altre amministrazioni per lanciare l'appalto e avviare la ricostruzione di un teatro che, dopo l'incendio, sta piangendo da più di dieci anni. E questo è l'esempio che lo Stato delle cose le può fare. Può e deve intervenire ad un livello di grande programmazione, poi ci sono gli altri enti che devono lavorare ed innamorarsi dei bei progetti, di quel mare di piccole cose che abbelliscono quel comune piuttosto che un altro. Ma questo atteggiamento, per essere vincente, deve essere esteso su tutto il territorio nazionale.