IL PROGETTO. La guerra sui manuali di storia è fatta di nomi, date, percorsi segnati sulle mappe. Nella realtà del presente, è fatta di spazi fisici, emozioni, sentimenti che trasudano da fotografie, racconti, testimonianze scritte, volti e tragedie personali. La storia più recente è fatta anche di voci. E i nostri Appennini portano ancora i segni tangibili dell'ultimo logorante conflitto in terra italiana tra la Germania nazista e gli Alleati, quando gli eserciti, i fascisti e i partigiani, si fronteggiarono a lungo sul confine della Linea gotica, tra il 1943 e il 1945. L'Istituto dei beni culturali emiliano-romagnolo (Ibc), attraverso un articolato progetto sta cercando di mettere in rete luoghi e testimonianze, con l'intento di creare un «Parco storico culturale della Linea Gotica», compreso tra le province di Rimini e Reggio Emilia. Per allargarsi, in un secondo tempo, agli Appennini toscani, al passo della Futa dove è allestito il monumentale cimitero della Wehrmacht e all'area del pesarese, coinvolgendo le regioni Toscana e Marche. «Stiamo prendendo accordi con le tredici comunità montane coinvolte nel progetto spiega Vito Paticchia dell'Ibc e con la Regione. Dovremmo completare tutto entro un paio d'anno, ma, ad ogni fase, vanno cercati i finanziamenti. Molto, comunque, è già stato fatto». Il lavoro, infatti, è iniziato dieci anni fa, quando l'Istituto ha recensito musei, monumenti, rovine e documentazioni già esistenti sul territorio, dal Parco di Monte Sole di Marzabotto al Museo della guerra di Castel del Rio (che da privato è sostanzialmente stato trasformato in pubblico ndr). Anche con qualche scoperta: «A Livergnano, sulle colline bolognesi racconta Paticchia c'è una ricchissima collezione privata curata da Umberto Magnani: raccoglie relitti di guerra, carteggi dell'epoca, fotografie collezionate dalle famiglie, dai soldati. Il signor Magnani cura questo patrimonio per passione, e mantiene contatti con i reduci e alcune Università americane, utili anche per risalire all'identità dei militari americani di cui, ancora oggi, può capitare di ritrovare le piastrine che portavano al collo». Verifiche successive, inoltre, hanno constatato che sui crinali appenninici erano ancora presenti le fortificazioni tedesche. «Con un finanziamento, risalente al '99, di 350 milioni di lire della Regione e altrettanti dei comuni coinvolti riepiloga Paticchia tutti i siti sono stati restaurati e attorno a questi sono stati costruiti venti itinerari didattici concentrati nell'area riminese delle colline di Gemmano e nella provincia bolognese da Lizzano in Belvedere a Monzuno». Di questi itinerari L'Ibc ha pubblicato una guida in tre lingue «Itinerari della memoria 1943-45», che fa già comprendere il senso di quello che dovrebbe diventare il Parco storico culturale lungo l'intera Linea Gotica: un cammino della storia, da vivere, toccare, respirare e imprimere nei cuori. Una delle tappe di questo percorso, ad esempio, è ai piedi degli argini del fiume Senio, sotto a quei sei metri di altezza che permettono di comprendere come, da quella posizione, i tedeschi riuscissero a controllare la pianura. Tanti, ancora, sono i cascinali sparsi nelle vallate, di fronte ai quali i nazisti non esitarono a sterminare intere comunità senza risparmiare donne e bambini. E tanti sono i cippi che ricordano stragi e battaglie, e solo visitando la grande casa dei Fratelli Cervi a Gattatico di Reggio Emilia si può capire come la solidarietà tra famiglie abbia aiutato a parare i colpi della guerra e dell'odio. A Castiglione, tra Forlì e Faenza, invece, solo l'anno scorso sono state valorizzate le grotte scavate nella roccia dagli sfollati al passaggio del fronte nel 1944: gallerie e cunicoli con qualche ricordo inciso che erano dimenticati da sessantanni.