Lo scheletro dell'edificio di dieci piani abbandonato da 30 anni sarà abbattuto dopo l'estate. Al suo posto la ditta che ha rilevato l'area vorrebbe realizzare un centro commerciale, ma il municipio chiede una scuola «MI OPPORRÒ con tutte le mie forze All'apertura di negozi prima delle infrastrutture. Ci servono scuole e una nuova viabilità», dice il minisindaco Lazzara Potrebbe essere la più grande demolizione mai avvenuta nel Comune di Roma. Giù 230mila metri cubi di cemento per il recupero di un'area di 11 ettari su cui da 30 anni giace quello che il quartiere chiama «l'ex centro direzionale Alitalia». Una serie di scheletri di edifici, non abusivi ma mai completati, nell'estrema periferia Ovest di Roma, appena fuori dal raccordo anulare, su via di Selva Candida. Un'eco-mostro grigio e massiccio, fino alla cantierizzazione di aprile contornato da sterpaglie, di tanto in tanto rifugio per senza fissa dimora. La «Rinnovamento Commerciale Spa» che fa capo alla Cmb (cooperativa muratori e braccianti) di Carpi, ha acquisito l'area a marzo a un'asta del tribunale fallimentare per 44 milioni di euro. Poi ha chiesto l'autorizzazione a demolire gli edifici, agli uffici comunali. «Demolizione che anche se concessa, avverrà - dice il vicepresidente della Cmb Carpi, Luigi Mancini - solo se poi ci sarà la possibilità di fare un investimento vantaggioso». Ovvero un centro commerciale o, ipotesi caldeggiata anche dal minisindaco del XIX municipio Fabio Lazzara, case e scuole previa variazione al Prg, accanto al centro commerciale. Ora l'area è destinata a servizi privati (M2), la procedura per costruire case passerebbe per una variante urbanistica al piano regolatore ma nessun progetto è ancora stato presentato al Comune. La preoccupazione del minisindaco, per un intervento importante in un quartiere in rivoluzione, è relativa alla viabilità: già al collasso su via di Boccea, sempre intasata nella strozzatura dopo il Gra, e su via di Selva Candida che, anche se è previsto il raddoppio, resta al momento una stretta strada a due corsie intorno alla quale gravitano 10mila abitanti. Con il completamento dell'articolo 11 Selva Candida, poi, l'intervento di 167 su via di Ponderano e il piano particolareggiato Selva Candida arriveranno, tra 2-3 anni, altre 5mila persone nel quartiere in piena rivoluzione edilizia. «Non si sa ancora quale sarà il destino dell'area ma mi opporrò con tutte le mie forze - garantisce Fabio Lazzara - all'apertura di negozi prima delle infrastrutture. A parer mio neppure la demolizione, può avvenire senza prima intervenire sulla viabilità». Prima e più importante strada da costruire la bretellina prevista dal piano particolareggia-to ma non ancora finanziata, che collegherebbe via di Selva Candida all'altezza di via Cremolino, con via di Casal del Marmo verso il raccordo anulare. «Un'opera fondamentale - dice il minisindaco - per sgravare dal traffico via di Selva Candida. Dopo la bretellina devono essere completati gli interventi di viabilità previsti dall'articolo 11, i collegamenti con il Gra da via Casorezzo e via Ipogeo degli ottavi, e il raddoppio di via di Selva Candida. Opere che dovrebbero essere completate entro 3 anni». Secondo il minisindaco la soluzione migliore è un accordo di programma: «Ho già messo nero su bianco che la pre-condizione a qualunque intervento è la costruzione della bretellina. Poi l'impresa ci deve garantire un impegno per la costruzione di altri servizi: una scuola, un centro socioculturale e un parco verde nelle zone adiacenti o sugli undici ettari". Da parte sua la Cmb Carpi si dice disponibile a trattare su tutti i punti, a costruire le scuole e il parco accanto alle case: "Fermo restando il nostro interesse - dice Mancini -Visto che abbiamo speso 44 milioni di euro per comprare un'area che era in massimo degrado e che stiamo ripulendo». Dopo l'estate si deciderà del destino dell'ecomostro di Roma Ovest, a un passo dal raccordo e dal nuovo svincolo Trionfale. Per ora sullo skyline di Boccea si staglia ancora la sagoma alta di un parallelepipedo sventrato e grigio e il corpo schiacciato di un lungo e basso edificio su più livelli, mai diventati il centro direzionale Alitalia, che invece sorge su via della Magliana, per il fallimento della ditta costruttrice.