ROMA Nelle casse delle soprintendenze, degli archivi e delle biblioteche di Stato ci sono 36 milioni di euro inutilizzati. Si tratta di somme accumulate negli anni, di cui il ministero dei Beni culturali ha ora il quadro, dopo aver effettuato una ricognizione presso ciascun ente. L'obiettivo del ministero è, una volta conosciuto l'esatto ammontare delle giacenze (si sta provvedendo alla verifica definitiva), di rimettere in circolo quei soldi attraverso una nuova programmazione degli interventi. Per uffici in cronica carenza di risorse, il fatto di avere in cassa una certa liquidità, ma non poterla spendere, è quasi paradossale. Le rigide regole della finanza pubblica, però, portano anche a tali risultati. Quelle risorse sono state originate soprattutto dai ribassi d'asta. Ogni anno, infatti, il ministero appronta il piano degli interventi - per esempio, di restauro - sulla base delle richieste delle soprintendenze e per ciascun progetto accredita le somme presso le Tesorerie provinciali della Banca d'Italia. Per rimanere all'esempio del restauro, se l'opera viene aggiudicata al ribasso, si crea un risparmio, rispetto alla somma preventivata e accreditata dal ministero, che rimane in Tesoreria. Altro motivo di giacenza è rappresentato dal contenzioso: se una gara non viene aggiudicata perché si finisce davanti ai giudici, i finanziamenti restano senza destinazione. Il conto corrente in cui le somme stazionano è gestito in contabilità speciale, per cui i soldi che a fine anno non risultano impegnati rimangono presso la Banca d'Italia, senza che la soprintendenza (o l'archivio o la biblioteca) possa riutilizzarli. Per riprogrammarne la spesa è necessario un nuovo provvedimento dei ministro. Dopo dieci anni di contabilità speciale, nessuno si era però preoccupato di capire a quanto ammontassero le giacenze di cassa. È stato il ministro Francesco Rutelli ad avviare la ricognizione e ora si prepara a decidere l'uso di quei milioni "dormienti".