Ci risiamo: per l'ennesima volta il cuore di Roma viene trafitto dal ministro Rutelli. Già protagonista dell'eco-mostro Ara Pacis, l'ex sindaco continua a tradire il genius loci della Città eterna. L'ascensore posto sulla sommità dell'Altare della Patria è la conferma di un approccio sbagliato con i monumenti. Il nostro patrimonio artistico può vivere solo nel rispetto della sua identità, Il Vittoriano nasce come celebrazione dell'unificazione nazionale, un processo storico fatto di guerre e rivoluzioni. Il nome trae ispirazione dal sovrano che la rese possibile: Vittorio Emanuele II. Tuttavia, soltanto davanti alla Tomba del Milite Ignoto, l'unificazione diventa Unità, amar patrio. Colei che scelse la salma fu Maria Bergainas, madre del volontario irredento Antonio che aveva disertato dall'esercito austriaco per unirsi a quello italiano. Maria, nome simbolico per eccellenza, identificò una salma e la prescelse per dare simbolica sepoltura al figlio mai ritrovata. Il Sacello del Milite Ignoto è quindi il fulcro del Vittoriano, rappresentazione di una coscienza nazionale finalmente popolare. È questa l'identità del luogo, o come dicevano i latini, il genius loci, del complesso marmoreo di Piazza Venezia. Alla luce di ciò, l'opposizione all'ascensore è dunque di ordine culturale cui tuttavia, si aggiungono ragioni più concrete. La sagoma dell'ascensore fuoriesce dal Vittoriano, come un'escrescenza in vetro e acciaio distruggendone i prospetti e lasciando immaginare una rampa di lancio missilistica per la Nasa. Non condividiamo la prassi per cui sui Beni monumentali si debba intervenire con materiali e tecnologie d'avanguardia che ne deturpano l'integrità architettonica. Se proprio si vuole godere della vista mozzafiato, si costruisca un ascensore mimetizzato: la sua funzione del resto è quella di servizio. Un discorso a parte merita il ristorante: già dal 2003 protestammo contro la sua apertura sottolineando l'incompatibilità tra i rigatoni all'amatriciana e la Tomba più sacra d'Italia. L'ufficio stampa del Vittoriano ha precisato che il risto-bar è situato al di fuori del Sacello. Una precisazione poco consolante: che volevano fare della fiamma eternamente accesa sull'altare, un barbecue? La commercializzazione non è una panacea, non si deve abusarne. Si può commercializzare a condizione che sia fatta salva l'identità del luogo. C'è soltanto un aspetto positivo in questa vicenda. A differenza dell'Ara Pacis, sulla quale l'ondata d'indignazione si è sviluppata molti anni dopo il "delitto", per il Vittoriano la protesta è stata immediata e pluralista. Quella che una volta era considerata "semplice" tutela del patrimonio artistico oggi è sentita come difesa della nostra identità. Dunque, caro Rutelli, concentriamoci, riprendiamo a fare i concorsi, progettando solo quelle trasformazioni rispettose dell'anima dei nostri monumenti. E diamo subito un segnale: se si vuole obiettare sull'abbattimento dell'attuale serpente di vetro e acciaio, demoliamone almeno l'ultimo piano, per impedire che il punto di fuga del tridente, nel gioco armonioso di simmetrie ed equilibri geometrici, sia sormontato da quella protesi orribile. Deputato di An
Una "rampa" missilistica turba la sacralità del Vittoriano Solo Rutelli non lo capisce
Il Vittoriano a Roma è stato oggetto di un'opposizione per l'installazione di un ascensore sulla sommità dell'Altare della Patria. L'opposizione è stata motivata da ragioni culturali e architettoniche, poiché l'ascensore è stato considerato come una distruzione dell'integrità architettonica del luogo. Inoltre, è stato anche criticato il fatto che il ristorante sia stato aperto vicino alla Tomba del Milite Ignoto, considerata una delle più sacre del luogo. La protesta è stata immediata e pluralista, e molti hanno sentito che la tutela del patrimonio artistico è diventata una difesa dell'identità nazionale.
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