L'ex sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi interviene sulla crisi del San Carlo. Sovrintendente perché il Massimo è stato commissariato? «Il Comune è un interlocutore debole, non ha denari». Il manifesto degli intellettuali accusa il Comune di non sostenere la politica culturale della città. «Le grandi istituzioni culturali della città sono abbastanza trascurate». Cosa vuole dire? «Si preferisce puntare su iniziative che producono consenso di massa, io per esempio ce l'ho a morte con la Piedigrotta. Sono eventi oggetto di studio e di elaborazione, De Simone, Martone, Servillo le hanno pure fatte ma sono considerazioni storiche di un fenomeno piccolo-borghese che è chiuso». Dunque la politica culturale della città è sotto accusa? «Non è bene prioritario. Il San Carlo ha passato un momento difficile perché il consulente di Berlusconi, Brunetta, ha deciso di tagliare il fus». Quindi? «Altre città con l'avvento del centrosinistra di Rutelli sapendo che il fus veniva rimpinguato hanno messo i conti in equilibrio». In che modo? «A Palermo, alla Fenice hanno fatto dei mutui e azzerato i debiti. A Napoli del mutuo si è solo parlato e non lo si è fatto per la debolezza economica del Comune».