II manifesto d'accusa degli intellettuali contro il Comune individuato come principale responsabile del commissariamento del San Carlo e contro tutti gli enti locali rei di non sostenere la politica culturale della città, sta scatenando grandi polemiche e reazioni. Fra queste quelle della Iervolino e del commissario Salvatore Nastasi. Il sindaco è molto seccato e non ci sta a passare come il colpevole della situazione: «In questi giorni - si legge in una nota di Palazzo San Giacomo - sul San Carlo si è detto di tutto ed ogni opinione è degna di rispetto. Tutti infatti hanno il diritto di esprimere le proprie idee. Per la verità avrebbero anche il dovere di informarsi sulla effettiva verità dei fatti. Comunque sono pronta a querelare per falso chi si permette di dire che per il San Carlo "nessuno ha mosso un dito"». Insomma clima teso nel quale Nastasi da tecnico commenta la disputa in corso illuminando su come funziona un ente lirico: «Sinceramente - dice mi sembra ingeneroso scaricare responsabilità su personalità all'esterno del teatro quando i fatti amministrativi e finanziari di una fondazione sono da ascriversi all'interno dell'ente stesso». Cosa vuole dire il commissario? Semplicemente che i bilanci vengono firmati dal sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi. Uno scossone l'accusa mossa fra gli altri da personalità come Aldo Masullo. Rachele Furfaro, ex assessore alla Cultura del Comune ora consigliere del presidente della Regione Antonio Bassolino per la cultura pur non citando mai il manifesto rintuzza la tesi che gli enti locali non sostengano la politica culturale: «I problemi del San Carlo - dice - sono determinati da 5 anni di tagli del governo Berlusconi. La Regione sul San Carlo ha investito 6 milioni». E ancora: «Uno sforzo che premia gli enti locali che stanno realizzando nel campo della cultura una politica di sviluppo e che ci ha visti premiati con la scelta di Napoli per il Teatro Festival Italia». Diego Tesorone, anche lui ex assessore ala Cultura del Comune e dirigente di Forza Italia però non ci sta: «Il vicepremier Rutelli faceva meglio a mandare i soldi invece che commissariare. Uno schiaffo alla città, col governo Berlusconi il San Carlo non sarebbe mai stato commissariato». Voce ancora ai firmatari del manifesto con Giulio Di Maio vicepresidente dell'associazione «Amici del San Carlo». A preoccupare Di Maio sono «i debiti pregressi sono la priorità. Anche perché nessuna società avrebbe il coraggio di investire sul San Carlo con tutti quei crediti insoluti». Il caso è anche politico e il segretario provinciale di Prc Andrea Di Martino annuncia che chiderà al commissario Nastasi un incontro «per capire quali sono i piani per il risanamento dell'Ente. Perché restano vive le preoccupazioni per destino occupazionale di maestranze di grande valore professionale. Continuo a pensare che il commissariamento sia stato un atto di superficialità da parte del ministro Rutelli verso la città». Di Martino poi critica Lanza Tomasi: «Penso che si sarebbe potuto sollecitare il sovrintendente a guardare ad altre esperienze europee che nella realizzazione artistica coniugano equilibrio dei conti e qualità».