Alla fine hanno bloccato le ruspe. Per ora, la ex portineria dell'Alfa Romeo in via Gattamelata, ultima brandello della fabbrica che ha fatto un pezzo di storia di Milano, resta lì. L'assessore Vittorio Sgarbi è soddisfatto perché «non si abbattono così i simboli» e pensa di aver convinto il sindaco Letizia Moratti a evitare il disastro. Il sindaco, però, deve fare anche i conti con i problemi «burocratici» che le ricorda l'assessore Carlo Masseroli: l'operazione ha già avuto tutti i via libera di consiglio e giunta e se l'iter verrà rivisto c'è il rischio che si allunghino i tempi dei lavori per il nuovo tunnel da piazza Kennedy a via Gattamelata e che i costi lievitino. Senza contare il fatto che il privato proprietario dell'area potrebbe ricorrere contro questo stop. Ma Sgarbi è serafico: «Con il buon senso si trova l'intesa». Nei suoi dopo cena agostani, Sgarbi ha trovato tempo per questa vicenda. L'altra notte si è presentato in via Gattamelata trascinando al suo seguito il vice direttore generale del Comune, Rita Amabile: «Bisogna uscire dal palazzo per vedere le brutture della città», le spiega il critico. Al suo fianco, il consigliere Giovanni De Nicola che da tre giorni staziona davanti al cantiere, senza uno straccio di ombrellone a difenderlo dal sole, pronto ad incatenarsi davanti alle ruspe. «Sarebbe un'offesa ai lavoratori che sono passati di qui», scandisce. E ti aspetti che siano le parole di uno, chessò, di Rifondazione, invece De Nicola è di Alleanza nazionale: «Ma il mondo è alla rovescia», ride Sgarbi. Dopo il tour notturno, con tanto di torce per entrare nella palazzina mezzo sventrata, Sgarbi contatta al telefono il proprietario dell'area, Ennio Brion: «È disponibile a lasciare tutto fermo fino a fine agosto». Nel frattempo, i tecnici del Comune sono stati messi al lavoro per mediare fra le carte già firmate e le ragioni estetiche e filosofiche del critico, che insiste: «Questa palazzina è stata immortalata in una scena di Rocco e i suoi fratelli. Vogliamo fare uno sfregio a Visconti?». E via, un'altra telefonata, questa volta al soprintendente Alberto Artioli: «Capisci anche tu che bisogna fermarli, no?». Ma la Moratti non riceve soltanto le telefonate di Sgarbi. La chiama anche l'assessore Masseroli, che ha sentito anche i tecnici della Mm, quelli che stanno lavorando al progetto. Masseroli insiste: «Se il mantenimento della palazzina non comporterà modifiche al progetto, ai tempi e ai costi, la lasceremo in piedi». Ma è una sciocchezza clamorosa, che comunque ci danneggerà». Masseroli è un fiume in piena, quasi come Sgarbi: «La delibera è stata esaminata per due anni. Alla fine ha avuto tutte le approvazioni del caso. Siamo alla fase operativa e chiediamo di cambiare il progetto? Che credibilità abbiamo nei confronti degli operatori privati? È così che pensiamo di organizzare l'Expo del 2012?». Quanto al merito, Masseroli ricorda che «abbiamo salvato e fatto restaurare da Cino Zucchi la parete della ex mensa, a pochi metri da qui». Ma Sgarbi si muove in altre dimensioni: «Questa è una reliquia. Ci vuole una grande scritta Alfa Romeo. Anche perché, guardate lì di fianco...». Già. La Citroen.