Egregio direttore, interveniamo nel dibattito apertosi sulle pagine del suo giornale in relazione alla destinazione di Villa d'Elboeuf. Ovviamente ci asterremo dalle considerazioni storico-artistiche, sulle quali così puntualmente Eleonora Puntillo e l'architetto Francesco Coppola si sono diffusi. Abbiamo avvertito il dovere di alcune puntualizzazioni su circostanze non considerate dagli altri interlocutori. E lo facciamo congiuntamente non solo ad intendere la continuità di strategia sul futuro di Villa d'Elboeuf, tra la passata e l'attuale amministrazione, ma pure per intendere come non si ritenga, da parte nostra, indifferente alla precisazione del piano strategico dell'intera area, il restauro e una rifunzionalizzazione virtuosa di quello che, a buona ragione, proprio per le valutazioni storielle e architettoniche riportate, può definirsi un monumento al pari dello stesso Sito Reale. Certo andrebbe riportato a una funzione diversa da quella abitativa, e però bisogna affrontare la questione in maniera concreta e nel suo complesso. Intendiamo cioè segnalare che qualsiasi valutazione o intenzione si voglia avere, non si può prescindere dalla circostanza che vede la struttura in questione di proprietà privata. Come è possibile che una villa vesuviana di tale rilievo e sulla cui importanza tutti concordano, sia finita nelle mani di un privato, e abbia avuto una destinazione di tipo condominiale? Purtroppo è la storia di tante strutture del nostro territorio che negli anni sono state ridotte dal bisogno abitativo in strutture che poco più hanno dell'antico pregio e distorte nei loro interni con vani luce impropri e spesso deteriorati. Il ragionamento andrebbe esteso a tutto il patrimonio di ville, strutture, giardini, che nell'area vesuviana avrebbero potuto costituire da sole un polo di attrazione, che invece, salvo quattro eccezioni legate all'impegno trentennale dell'Ente Ville Vesuviane, restano ad effige dell'incapacità della nostra comunità di trarre dalla propria storia e dal proprio territorio tutta la ricchezza che essi possono esprimere. Comunque Villa d'Elboeuf è proprietà privata, e adibita a condominio dal 1951, così come correttamente è stato riportato dalla stessa Eleonora Puntillo. È pur vero che si sottoscrisse nel 2000 il famoso accordo di programma che prevedeva la destinazione alberghiera sulla base delle risorse cospicue conferite al progetto dal Patto Territoriale del Miglio d'Oro. Un accordo che, come è risaputo, oggi è decaduto e che comunque originava da un accordo di cessione dell'immobile dell'attuale proprietà a chi voleva sviluppare il progetto. Anche tale accordo ormai non esiste. Nel frattempo, le stesse risorse che il Patto Territoriale del Miglio d'Oro aveva spostato a favore del progetto, erano state, già nel 20022003, revocate per il mancato utilizzo, e ad oggi sono ancora nelle disponibilità del Cipe. L'amministrazione comunale di Portici e la Soprintendenza non potevano in punta di diritto comportarsi diversamente da come si sono comportate e le autorizzazioni del frazionamento abitativo sono state rilasciate perché legalmente corrette, contro il loro desiderio e auspicio, proprio perché la proprietà privata ha, secondo le nostre leggi, dei diritti che vengono salvaguardati. Vero è che per immobili come Villa d'Elboeuf vi è un diritto di prelazione che può essere esercitato da parte di enti pubblici territoriali e da parte dello stesso Ente Ville Vesuviane all'atto della compravendita. Chi intende cedere un immobile vincolato, deve cioè notificare prima le condizioni della compravendita agli enti pubblici i quali entro un termine fissato possono esercitare a parità di condizioni la loro prelazione. Ad oggi ciò non è avvenuto per alcuno degli appartamenti pur frazionati di Villa d'Elboeuf, segno che for-malmente non vi sono atti oltre le semplici trattative tra privati. Cosa fare? Bene, se davvero il coro che si esprime sul giornale è tale da comprendere tutti gli enti pubblici interessati, allora è il caso di assumere una iniziativa concreta. L'amministrazione comunale di Portici ha intenzione perciò di convocare agli inizi di settembre un tavolo, attorno al quale riunire Regione, Provincia, Ente Ville Vesuviane, Ministero dei Beni culturali, Patto territoriale del Miglio d'Oro e Tess-Costa del Vesuvio, perché tutti si confrontino sulla possibilità di un diverso utilizzo di Villa d'Elboeuf. Che divenga albergo, museo, centro di ricerche o sede istituzionale, tutte queste ipotesi sono a nostro avviso migliori di quelle che la realtà paventa. Bisognerà però confrontarsi con la volontà della proprietà e con le sue «dimensioni» o ricorrere, e ci verrà una forte volontà politica e istituzionale, a un esproprio per pubblica utilità dichiarata. Oltre a ciò, sarà opportuna una forte pressione politica sul Cipe, perché rimetta in campo le risorse finanziarie del patto a suo tempo revocate. Attorno a un tavolo ove tutti potranno manifestare la propria volontà ad assumere impegni, l'amministrazione comunale di Portici così come Tess-Costa del Vesuvio non hanno né potrebbero avere da sole, non solo le risorse finanziarie, ma neppure la capacità legale di imporre il proprio orientamento. Siamo certi che alla nostra azione non mancherà il sostegno di quanti in questi giorni si sono espressi. Come siamo certi del sostegno della Regione Campania, così attenta a uno sviluppo della Costa del Vesuvio, che superi la fase della crisi post industriale e che si ponga nell'ottica della creazione di nuovi motori di sviluppo compatibili con la realtà del territorio. Per essa ha grandi disegni attorno ad un fulcro, composto dalla Reggia di Portici, dagli Scavi di Ercolano, dal Vesuvio, dal mare e dalle Ville Vesuviane, cui non si potrà non sentire la necessità di aggiungere quella che storicamente fu la prima delle ville e che il Duca d'Elboeuf volle edificare in concorrenza con lo stesso Sito Reale. In tale modo, pensiamo si debba affrontare la questione, al di là del «giallo», delle leggende metropolitane e di quant'altro oggi sembra essere racchiuso attorno allo scalone del '700 che guardava sui bagni della Regina. Gli autori sono rispettivamente il sindaco di Portici e l'amministratore delegato della Tess-Costa del Vesuvio