Un progetto voluto dalla destra, mai realizzato e adesso al centro di una polemica politica con l'attuale governo. Una vicenda vecchia di più di tre anni, ma che continua a tenere banco, II progetto «Grande Brera» è infatti del 3 marzo del 2004. In quella data firmarono un accordo i ministri Giuliano Urbani (Beni culturali) e Letizia Moratti (Miur), motivandolo così: «L'allargamento di Brera è necessario». Il ministero dei Beni culturali finanziò il restauro di 27.800 metri quadrati della sede storica con 43 milioni di euro. Sulla carta l'Accademia lascierebbe alla Pinacoteca 4 mila metri quadrati, recuperandone però 6.500 con il restauro di Palazzo Citterio (finanziato con 11,8 milioni) e allargandosi in un edificio alla Bovisa. Il ministero dell'Università e della Ricerca approvò il 10 maggio 2004, dopo aver considerato «il rilievo nazionale di questa Accademia». Il ministero si impegnò così ad assicurare un contributo non superiore a due milioni di euro annui. Quella cifra venne considerata giusta ed appropriata per una sede di 20 mila metri quadrati. Comune e Agenzia del territorio diedero il via libera ed il il 26 luglio del 2006 lo stesso fece l'Avvocatura dello Stato. Nel frattempo però il governo era cambiato ed il sottosegretario all'Università, Nando Dalla Chiesa, rifece i conti di quel piano deludendo chi considerava l'investimento come cosa già fatta: «II progetto costa troppo. Con l'affitto di un anno alla Bovisa, lo Stato potrebbe acquistare la nuova Accademia di Firenze. Non intendiamo certo stracciare il progetto, ma governarlo dal punto di vista finanziario. Brera è un gioiello: avvieremo una trattativa per verificare le condizioni d'acquisto della sede». Da quel momento parte una trattativa tra il governo da una parte e l'amministrazione comunale dall'altra. Il «tavolo» però non decolla, perché le posizioni rimangono distanti. Nel Sgarbi fa il generoso centro-destra milanese, a partire da luglio, i toni si fanno sempre più impazienti e perentori. Fino agli ultimi giorni, che evidentemente hanno fatto aumentare la voglia di scontro tra le fila del governo cittadino. Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura, una volta tanto non polemizza con i suoi stessi compagni di viaggio, ma spiega che quella del governo nazionale gli sembra «la controffensiva di chi non vuole fare nulla. Di chi vuole mettere una pietra tombale sopra all'iniziativa. Non escludo che il progetto della Bovisa possa avere dei limiti. Ma perché dirlo soltanto ora? E perché non proporre già da adesso un'alternativa? Dico da sempre che Brera per Milano e per il Paese dovrebbe essere come la Scala». Nelle prossime settimane si capirà se il governo cittadino è realmente interessato a realizzare l'opera in modo intelligente o se ci troviamo di fronte ad una strumentalizzazione tornata buona per attaccare il governo Prodi.
Un anno d'affitto vale tutta l'Accademia di Firenze.
Il progetto Grande Brera, iniziato nel 2004, prevedeva la costruzione di una nuova sede per l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Il progetto era stato approvato dal ministero dell'Università e della Ricerca e il comune di Milano aveva dato il via libera. Tuttavia, nel 2006, il governo era cambiato e il sottosegretario all'Università, Nando Dalla Chiesa, ha rifece i conti del progetto, dichiarando che costa troppo. Il governo ha quindi deciso di trattare con il comune di Milano per acquistare la sede attuale della Bovisa, anziché costruire una nuova.
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