Sono costati più di un milione di euro. Ma a pochi mesi dall'inaugurazione, sabato scorso, la lastra di cristallo di uno dei due ascensori del Vittoriano è andata in frantumi. Immediata ieri la chiusura temporanea al pubblico dell'ascensore con le due vetrate rotte. Ieri dopo il necessario sopralluogo, al quale ha partecipato inoltre il sovrintentente per i Beni Architettonici per il Paesaggio per il Comune di Roma, Federica Galloni, è stato rapidamente allestito un ponteggio per accertare la natura e le ragioni del danno all'opera. Proprio oggi la lastra rotta dovrebbe essere sostituita. Dalla relazione tecnica presentata dopo il sopralluogo è emerso che «la rottura, che ha interessato solo lo strato esterno della lastra, non ha provocato alcuna caduta di materiale né tantomeno della lastra stessa». Per questo gli ascensori hanno infatti continuato a funzionare regolarmente. Vincitrice dell'appalto dei lavori di esecuzione e realizzazione degli ascensori è stata l'impresa Ari Mannelli Costruzioni, su progetto dell'architetto Paolo Rocchi. Il materiale che forma la struttura portante degli ascensori panoramici, di cui è fornitrice la ditta F.lli Paci, è costituito da lastre temperate e laminate. «Lo stesso materiale ed i medesimi ancoraggi», hanno spiegato dal ministero per i Beni e le Attività culturali, «sono stati utilizzati per la realizzazione di numerose strutture ricettive sia nazionali che internazionali». Sempre sul materiale, il ministero di Rutelli ha precisato: «È idoneo secondo tutte le nonnative vigenti, in particolare risponde alle norme ascensoristiche En 81.1, alla Uni 7697 antinfortunio e anticaduta nel vuoto». Ma le rassicurazioni del ministero non sono bastate. Il cristallo rotto e la chiusura temporanea al pubblico hanno riacceso le polemiche. In particolare è l'associazione Italia Nostra a portare avanti la battaglia, accanto ad alcuni esponenti di Alleanza nazionale. Dopo un appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la onlus ambientalista chiede ora la «rimozione della struttura senza perdere altro tempo». E a dividere è ancora la caffetteria. «Liberiamo la prima terrazza dell'Altare della Patria dalla caffetteria-catering estranea alla sacralità del luogo che si trova» ha commentato il presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana. «Non a caso, ai piedi degli ascensori che stanno cadendo a pezzi».