Il Comune di Bergamo vuole un «Museo Manzù» in Sant'Agostino. Una sede che potrebbe raccogliere le opere dell'artista già di proprietà dell'Accademia Carrara e alcune decine di altre importanti sculture in arrivo dalla Raccolta Manzù di Ardea, visitata ogni anno da pochissime persone. Il ministero per i Beni culturali e la Galleria nazionale di arte moderna stanno valutando la possibilità di concedere in prestito parte della Raccolta, che raggiungerebbe, a rotazione, Bergamo. In cambio la nostra Gamec offre ad Ardea una serie di mostre di arte contemporanea di propria produzione. Anche il presidente della Provincia, Valerio Bettoni, che l'anno scorso acquistò quattro opere dell'artista, trova «interessante» l'idea di una sede unica bergamasca per Manzù. Fa parte del progetto la proposta di trasferire la salma di Manzù in Santa Maria Maggiore, un'idea che però non piace al Consiglio comunale di Ardea. Una petizione popolare contraria è stata indirizzata al presidente Ciampi. Il sindaco della cittadina laziale per ora tare. Bergamo vuole dar vita a un vero e proprio «Museo Manzù», in Sant'Agostino. Una sede nella quale potrebbero convergere, oltre alle opere che la Gamec già possiede (come l'importante Giulia e Mileto in carrozza del '66, La signora giapponese, il Passo di danza dell'81), anche un consistente prestito proveniente dalla Raccolta Manzù di Ardea, decine di pezzi di grande qualità che rimarrebbero in Città Alta per anni, anche se lo Stato ne rimane proprietario. Il museo che Giacomo Manzù fece costruire nel '69 nell'agro romano, infatti, non è in buone condizioni. Il Messaggero aveva denunciato tre mesi fa lo stato di incuria crescente in cui versa: «All'esterno cresce l'erba - ha scritto il quotidiano romano -, all'interno la polvere». Ora è stato un po' risistemato, ma i visitatori, in questa località che si trova a mezz'ora di macchina da Roma, sono davvero pochi: chi visita la capitale non passa certo per Ardea, e i laziali che frequentano il litorale che fu dei Rutuli non possono certo essere catalogati sotto l'etichetta del «turismo culturale». I cultori italiani di arte moderna passano per Torino, per Prato, per Trento, ma la Raccolta Manzù, che è stato uno dei nostri maggiori artisti del '900, è quasi sconosciuta. Dunque anche il ministero dei Beni culturali, che attraverso la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma ha la responsabilità della gestione del museo di Ardea - la Raccolta fu donata da Manzù allo Stato Italiano nell'81 - sta valutando l'opportunità di concedere a Bergamo una sorta di «lungo prestito» di alcune decine di sculture, che sarebbero avvicendate a rotazione: un modo per favorire la creazione di un «polo Manzù» nella città che diede i natali all'artista, senza per questo smantellare il museo di Ardea, che fu lo stesso Manzù a volere con molta decisione e passione. Un punto delicato è anche quello dello spostamento a Bergamo della salma dell'artista, che oggi si trova proprio davanti all'ingresso della Raccolta di Ardea: dopo aver valutato una collocazione al Cimitero monumentale, l'ipotesi offerta ora da Bergamo alla famiglia è quella di tumularla in Santa Maria Maggiore; il consiglio di amministrazione della Mia, sentita la Curia vescovile, avrebbe dato il suo assenso. Inge Manzù, la vedova, è d'accordo, e lo stesso Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha definito quest'idea «un investimento sul futuro» per Bergamo. Ad Ardea però c'è chi si è mobilitato contro questa ipotesi: Giosuè Auletta è il presidente di un comitato civico «Per il Museo Manzù a Ardea», che difende lo statu quo. Auletta ammette che il museo «è lasciato alla mercé del tempo e non è rivalutato a dovere», ma lo spostamento della tomba per lui «sarebbe una profanazione». È vero che tra le volontà di Manzù ci fu quella di essere sepolto nelle cittadina laziale, luogo che amava molto e che considerava la sua vera casa. «Mi sento profondamente legato a questa terra: non devono disturbarsi a portarmi via quando verrà il momento - disse -, perché voglio essere seppellito in questo luogo». È vero anche però - fa notare l'assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Valerio Marabini - che «nei colloqui con la moglie Inge, come ella ci ha raccontato, Manzù manifestò più volte la speranza di poter "tornare a Bergamo". Era spesso esitante ("Chissà poi se mi vorranno?" - diceva), ma non c'è dubbio che negli ultimi anni questa fosse una sua aspirazione profonda. Noi crediamo che una collocazione in Santa Maria Maggiore non sarebbe certamente un modo di fargli torto». Ora che Bergamo ha avanzato la sua proposta, anche la Provincia di Roma - sul cui territorio sorge il museo laziale ma che non ne ha competenza - si è svegliata, e l'assessore alle Politiche culturali Vincenzo Vita dice che vuole celebrare l'anniversario della morte di Manzù il prossimo 17 gennaio. Lo scorso 17 gennaio però l'erba era alta attorno al portone della Raccolta ardeatina, e fitto il silenzio nelle sue aule, visitate da qualche decina di persone al mese. Due anni fa il museo ha subito anche un furto di gioielli disegnati da Manzù: un colpo grave, anche sotto il profilo economico. Il presidente della Provincia di Bergamo Valerio Bettoni è d'accordo sullo spostamento della salma: «Manzù è bergamasco - dice - e noi sicuramente avremmo piacere di portarlo a casa nostra, anzi, a casa sua. C'è un'esplicita volontà della famiglia in questa direzione, e penso dunque che a questo punto sarebbe giusto farlo; tale è il nostro desiderio, almeno». Era stato proprio Bettoni l'anno scorso, assieme all'assessore alla Cultura Tecla Rondi, acquistando quattro opere di Manzù dagli eredi, a gettare il sasso nello stagno, e a dimostrare un nuovo interesse di Bergamo per l'artista. La Provincia era pronta a continuare la sua politica di acquisizioni, ma ora l'idea di realizzare un Museo Manzù potrebbe far convergere in un unico progetto le forze: per Bettoni quella di una raccolta unica in Sant'Agostino «è un'idea interessante». È piaciuta anche a Livia Velani, direttore della Raccolta Manzù, che è già venuta due volte in Città Alta per valutare la fattibilità del progetto: «È rimasta contenta della sede che abbiamo proposto - dice Marabini - ha capito che Bergamo vuole investire in un'operazione di prestigio. Se Manzù avrà una sede stabile in città, con le grandi mostre che l'Accademia Carrara organizza periodicamente e che hanno già un loro pubblico molto qualificato, 150 mila, forse anche 200 mila visitatori all'anno potranno vedere le sue opere. Rispetto alla situazione attuale mi sembra che il vantaggio sia evidente. È impensabile che un artista di fama mondiale abbia così scarsa visibilità nel nostro Paese». Per quanto riguarda la salma, «noi abbiamo raccolto questa segnalazione che ci veniva dalla vedova» dice Marabini. «Le sculture e la tomba del maestro oggi sono vicine, noi vorremmo che lo restassero». Si sta studiando la formula giuridica adatta per il prestito, ma in ogni caso sarebbe gratuito: le sculture resterebbero di proprietà dello Stato, come volontà dell'artista, e sotto la gestione della Gnam di Roma e della Raccolta di Ardea. In cambio Bergamo offre al museo laziale la trasferta di alcune mostre prodotte dalla nostra Carnee, che permetterebbero di diversificare la sua offerta. «Si attendono sviluppi» - dice Marabini. «Gli uffici scientifici dell'Accademia Carrara e del ministero sono in contatto per portare a compimento felice questa trattativa che al momento appare ben avviata, ma sul cui esito non è lecito esprimere ancora certezze. Se tutto andrà come speriamo, si potrebbe pensare all'inaugurazione di un "Museo Manzù" a Bergamo la prossima primavera, appena ultimati i lavori in Sant'Agostino».