È furibondo. Ribatte alle «inesattezze» punto per punto. Primo: «Per le procedure, sia di gara, sia di individuazione dell'area, siamo stati seguiti dall'Avvocatura dello Stato». Quindi? «Tutto corretto». E per i costi? «Abbiamo la valutazione dell'Agenzia del territorio. Il prezzo è congruo». Stefano Zecchi è stato presidente dell'Accademia di Brera per quasi sei anni. L'operazione trasloco alla Bovisa è nata sotto i suoi mandati. In qualche modo è una sua «creatura», alla cui progettazione hanno partecipato ministero della Cultura e della Pubblica istruzione, più la Soprintendenza. Prima che, col cambio di governo, diventasse tutto «nebbioso, per poi naufragare». Uno stop che Zecchi non riesce a spiegarsi. Tra una certezza: «Hanno voluto fare del male a Milano». E un dubbio: «Credo sia solo una questione politica, non voglio pensare a interessi speculativi». È' stato il sottosegretario all'Università, Nando Dalla Chiesa, a riaprire le polemiche sulla Grande Brera. Per «mettere fine alle voci secondo cui il Governo avrebbe abbandonato il progetto», ha avanzato dubbi su correttezza procedurale e convenienza economica del nuovo insediamento. Zecchi riprende punto per punto le accuse, a partire da alcuni dati citati da Dalla Chiesa che ritiene «frutto di malafede, o smemoratezza dovuta al caldo»: «Perché io e l'allora vicepresidente Ennio Brion abbiamo incontrato più volte il sottosegretario e gli abbiamo esposto i piani. Ora non può tirar fuori numeri sballati». A partire dai costi: «L'accordo con la società Andumor attacca Zecchi prevedeva un affitto di due milioni di euro l'anno. La prima rata era un anticipo per la costruzione del palazzo, con le garanzie di restituzione dei soldi (più danni) qualora il progetto non fosse stato realizzato nei tempi stabiliti». C'è poi la questione dello spazio: «Duemila metri quadri di parcheggio e 16 mila di istituto, non 12 mila. La sistemazione era adeguata». Le ultime due «precisazioni» riguardano il luogo («Non in mezzo al nulla, ma di fronte al Politecnico») e la pinacoteca: «Con l'acquisizione di Palazzo Citterio, adiacente all'accademia, l'esposizione non avrebbe più avuto problemi di spazio».