Due grandi lastre di cristallo poste ad altezza vertiginosa andate in frantumi, con i vetri incrinati in milioni di piccolissimi frammenti. E ieri per questo motivo uno dei due ascensori del Vittoriano è stato immediatamente chiuso, con la zona transennata e il divieto di passaggio per i turisti. Il calore, la causa più probabile. Il fatto che i vetri in frantumi siano due, e che siano «scoppiati» a distanza di tempo, esclude infatti l'ipotesi accidentale e apre interrogativi sui materiali usati per l'opera, costata 1 milione e 155 mila euro e inaugurata solo due mesi fa. Non c'è pace dunque per i già contestati ascensori, di recente sottoposti a censure e interrogazioni in Parlamento. Ma ora il problema non è più solo estetico. Un'elegante transenna con nastro blu a bloccare il passaggio per tutti. E un cartello che non diceva nulla più di questo: «L'accesso agli ascensori panoramici si leggeva ieri è consentito solo dal lato di Piazza Ara Coeli». Un'indicazione insolita, che in un sabato ad alto tasso di frequentazione turistica costringeva comunque tutti i visitatori a un lungo e tortuoso giro all'interno del museo del Risorgimento anche solo per raggiungere il bar. Il vero motivo di quella de-viazione, sul cartello, non era dunque spiegato. Né chiedendo il perché si ottenevano ieri spiegazioni di quella improvvisata variante. Il vero motivo della chiusura del passaggio al pubblico la si è scoperta solo osservando con attenzione proprio i nuovi ascensori panoramici in cristallo del Vittoriano, quelli che in questi giorni stanno infiammando il dibattito culturale e politico per la loro presunta «bruttezza» (e con lo stesso ministero dei Beni culturali, guidato da Francesco Rutelli, che si è dichiarato disponibile ad applicare varianti del progetto attualmente già allo studio). Dal basso, con il sole accecante di ieri che rifletteva sul bianchissimo marmo botticino con cui è costruito l'Altare della Patria, non era infatti facile accorgersi dalla doppia «magagna». Ma fissando lo sguardo in verticale quell'opera nuova di zecca, ogni dubbio è stato subito svelato: quella lastra lassù, a circa 50 metri di altezza, che dal basso appariva inizialmente connotata soltanto da una sfumatura diversa di colore verde, era in realtà una lastra in frantumi. E salendo con uno dei due ascensori (l'altro, che fiancheggia le lastre rotte, è stato chiuso) se ne aveva certezza: una miriade di frammenti, come se qualcuno avesse preso quel vetro a martellate. A quell'altezza però sferrare un colpo di qualsiasi tipo è davvero impossibile (così come è impossibile, versione che pure ieri girava tra i custodi, che si sia trattato di gabbiani!). Tanto più che il viaggio con l'altro ascensore, l'unico in funzione, rivelava immediatamente dopo che di lastre rotte ce n'era in realtà anche una seconda, più centrale e collocata più in basso. «La prima ha raccontato uno dei custodi in servizio sulla terrazza delle Quadrighe è scoppiata stamattina (ieri, n.d.r.) verso le 10.30, l'altra qualche giorno fa. E si è sentito un gran botto». Due lastre danneggiate dunque in poco spazio di tempo ma in due giorni diverse. Ora i tecnici dovranno stabilire il perché e soprattutto sostituirle, cercando di capire se anche le altre sono a rischio. Probabilmente, vista l'altezza, dovranno anche essere montati dei ponteggi. Ed è certo che le già accesissime polemiche sull'opera pubblicarealizzata su progetto dell'architetto Paolo Rocchi per conto del ministero dei Beni culturali troveranno nuova linfa: dopo le critiche di Italia No-stra, dopo la censura degli ascensori da parte del Consiglio superiore dei Beni culturali, dopo la bocciatura arrivata da noti architetti e storici dell'arte, dopo le interrogazioni parlamentari bipartisan (An, e quella firmata da 35 senatori della maggioranza) e dopo l'imbarazzata nota del ministero che ha comunicato la volontà di studiare alternative al progetto (della commissione di studio fanno parte gli stessi responsabili che hanno autorizzato i lavori degli ascensori, ovvero il direttore regionale del Mibac Luciano Marchetti e la soprintendente per i Beni architettonici di Roma Federica Galloni).