L'imprenditore-collezionista Aldo Bassetti è il nuovo presidente degli «Amici di Brera», la storica istituzione milanese che da ottant'anni è attiva a fianco della pinacoteca e della soprintendenza braidense per promuoverne e sostenerne le attività. A Gallarate, sua città d'origine, lo chiamano ancora il "radicale" per una scelta di fondo fatta molti anni fa: quella di uscire dall'alveo cattolico della tradizione familiare - Pio XII concesse ai Bassetti il titolo di conti e il fratello Piero Bassetti è stato il primo presidente De della Regione Lombardia - per aderire a ideali libertari, militare nel Partito radicale, abbracciare la cultura laica dell'Italia postbellica. Sull'«Espresso» del 27 luglio Enrico Arosio ha tracciato un quadro disastroso dello stato di degrado del palazzo di Brera, un mix di sporcizia, incuria e sovraffollamento da un lato e di desolante diserzione di visitatori dall'altro, visto che nella strepitosa pinacoteca al piano nobile (che ospita massimi capolavori di Piero della Francesca, Mantegna, Raffaello e Caravaggio) giungono a malapena 20omila persone all'anno. Che cosa può fare il neopresidente degli Amici di Brera davanti a questo stato di cose? «Questa situazione - risponde Bassetti con quel piglio un po' militaresco che ne contraddistingue il carattere - dura ormai da trent'anni. Nel 1977 Franco Russoli già lamentava che il palazzo di Brera non era più sufficiente allo svolgimento funzionale dei diversi istituti che vi coabitano. L'acquisizione di Palazzo Citterio, attiguo all'Orto Botanico, e il progetto di spostare alla Bovi-sa le attività didattiche dell'Accademia è sembrata la via migliore per tentare di uscire dall'impasse. Dalla quale, in realtà, non siamo affatto usciti. Bene, io credo che non sia giusto allontanare l'Accademia dal palazzo storico che l'ha vista nascere». Questa è una novità. Ma come la mettiamo con lo spazio? Brera e Palazzo Citterio, da soli, non riuscirebbero a ospitare adeguatamente tutte le attività della scuola e della pinacoteca contemporaneamente. «Lo so. Ma sono convinto che la situazione si possa sbloccare evitando che le attività dell'Accademia finiscano alla Bovisa. Ammetto di avere una visione ambiziosa, che è questa: mi piacerebbe che si costituisse il Polo di Brera. Nello spazio di trecento metri esistono tre grandi palazzi: Palazzo Brera, Palazzo Citterio e Palazzo Cusani, oggi sede di rappresentanza del Terzo Corpo d'Armata. I primi due palazzi sono già stati destinati a Brera. Il settecentesco Palazzo Cusani, dirimpetto a Brera e appartenente ai militari, è perennemente chiuso e si estende a un adiacente palazzo di epoca fascista, sempre di proprietà militare. Uno spazio enorme, poco utilizzato, a ridosso di Brera. La mia idea sarebbe questa: di ottenere la cessione ai Beni culturali dell'immobile gestito dai militari per creare un Polo di Brera formato da questi tre palazzi e congiunto al mirabile Orto Botanico. Mi piacerebbe anche che l'area attorno a Brera venisse pedonalizzata per rivalorizzare in modo più autentico il quartiere storico della cultura artistica milanese, sottraendolo alla logica un po' modaiola che lo ha investito in questi anni». Un presidente utopista? «No, credo solo che le idee debbano volare alto. Mi è stato fatto notare che i militari sono una lobby potente. Ma le soluzioni trovate a Palazzo Bar-berini a Roma, alla Venaria Reale a Torino e per la Torre dell'Orologio a Pisa, tutte ex proprietà dell'Esercito cedute ai Beni culturali, dimostrano che con le autorità militari è possibile trovare ottimi accordi». Mettiamo che i militari cedano Palazzo Cusani. Come si finanzierebbe il riordino del Polo di Brera? «Credo che funzione primaria degli Amici di Brera sia di promuovere questi obiettifavi, coinvolgendo l'opinione pubblica, il mondo politico, le autorità municipali e le realtà culturali e associative. Uno dei miei compiti, come presidente, sarà anche quello di trovare i canali di sponsorizzazione di un'idea del genere. Io sono sicuro che con un progetto ben strutturato, affidato a un concorso internazionale e legato a un'istituzione di fama internazionale qual è Brera, non troverei indifferenti importanti istituzioni economiche. Perché questo progetto avrebbe una ricaduta estremamente utile per l'intera città». Il sogno di Aldo Bassetti. «Mica tanto. A Milano è già partito un progetto analogo di Cittadella della cultura a Palazzo Litta. Il Polo di Brera rappresenta l'altra faccia della medaglia. L'Accademia deve rimanere a Brera e nei palazzi adiacenti e rivendicare il suo diritto a restare qui. Naturalmente, non nelle condizioni vergognose in cui si presenta oggi, in mezzo al degrado e alla sporcizia, ma come potrebbe essere una volta ripensata e rinnovata nel grande progetto del Polo di Brera. E d'altro canto, è giusto che la pinacoteca rimanga nella sua sede storica, non ristretta e angusta com'è oggi, ma come potrebbe essere in futuro, con più spazi a disposizione per l'esposizione di opere oggi relegate nei magazzini, e con sale per le esposizioni temporanee, che aiuterebbero ad attirare maggiori visitatori». Presidente Bassetti, questo progetto non le pare un po' napoleonico? «Napoleone Bonaparte fondò la pinacoteca nell'agosto del 1809. Tra due anni si festeggerà il bicentenario della fondazione. Vogliamo arrivare a questo appuntamento senza un'idea forte? Mettendo in relazione Pinacoteca, Accademia, Biblioteca, Orto Botanico e Osservatorio Astronomico, Napoleone creò un organismo culturale di eccezionale vastità e funzionalità, celebre in tutto il mondo e secondo solo al Louvre. Il nostro compito deve essere quello di rinnovare e attualizzare questo grandioso progetto per il rilancio culturale di Milano». Viva Napoleone! «Evviva» risponde il presidente.