L'Altare della Patria sembra aver detto la sua sulle polemiche che lo hanno investito. Sono andate in frantumi due vetrate degli ascensori panoramici che servivano al trasporto dei turisti. Le cause sono controverse: il calore, un difetto strutturale, i gabbiani... Si vedrà, ma è certo che quei vetri in frantumi non aiutano i sostenitori dell'opera che da giorni è il fulcro di un'infuoca-ta polemica. Assieme a qualche ombrellone e dei tavolini appoggiati su una terrazza del Vittoriano, gli ascensori della discordia avevano fatto fremere di leso amor patrio 35 senatori della Repubblica. I parlamentari hanno inviato un' interpellanza al ministro Rutelli, chiedendo giustizia contro una caffetteria e proprio la struttura panoramica in vetro e acciaio che due giorni fa sembra aver avuto qualche problema. Per i firmatari si tratterebbe addirittura di «una blasfema violazione alla sacralità del monumento». Promotore dell'iniziativa è il senatore della Margherita Roberto Manzione. Arso dal fuoco di Vesta ha deciso che sulla terrazza del Vittoriano «certe attività turistico ricreative con i loro civettuoli orpelli» sarebbero decisamente incompatibili con «gli alti valori ideali» che quel mausoleo evocherebbe negli italiani. «É una struttura che di fatto non ha alterato il Vittoriano, è modificabile o smontabile in ogni momento - dice però Marco Pizzo vice direttore del Museo Centrale del Risorgimento - se si vuole essere precisi non è nemmeno nell'area del sacello del Milite ignoto, ma è nell'ala Brasini, una struttura aggiuntiva che fu costruita solo nel 1934». Pizzo ricorda che il monumento venne aperto al pubblico nel 2002 proprio per espressa volontà del Presidente Ciampi, un uomo che non può essere certo accusato di indifferenza ai valori della patria. Da allora più di un milione e mezzo di visitatori all'anno hanno comunque dato un senso alla sacralità di quel posto, prima di allora era nient'altro che un sepolcro sigillato e invisibile al resto del mondo. Tanto che nel 1987 Peter Greenaway ne fece il lugubre luogo dell'ossessione suicida del protagonista de «II ventre dell' architetto». Eppure anche Carlo Ripa di Meana, presidente a Roma dell' associazione Italia Nostra, è stato colto da angoscia per la caffetteria, si è quindi rivolto al Presidente Napolitano augurandosi che in vista del prossimo 4 novembre: «II manufatto estraneo al monumento possa essere rimosso». Suona singolare questo risorgere di tanto zelo nel difendere il senso profondo dell' Altare della patria, un monumento contro cui negli anni è stato detto di tutto. Giovanni Papini lo definì un «bianco ed enorme pisciatoio di lusso» e Alberto Arbasino lanciò la proposta di dipingerlo a pois. Il Vittoriano comunque già nacque sotto il sospetto di una tangentopoli ante litteram. Dopo la prima pietra posta nel 1885 subito qualcuno ebbe a ridire quando si vide che per costruirlo, al posto del travertino romano, furono impiegate tonnellate del friabilissimo «marmo bottici-no». Il materiale veniva da Brescia, che casualmente era il collegio elettorale dell' integerrimo giurista Giuseppe Zanardelli, allora ministro dei Lavori Pubblici. La sua massima gloria fu invece nel periodo tra il 1911, anno dell'inaugurazione per i cinquant'anni dell'unità d'Italia, e il 1921 quando vi fu traslata la salma del Milite Ignoto, simbolo dei caduti d'Italia. Divenuto poi uno dei monumenti simbolo del Fascismo, il Vittoriano fu testimone delle adunate oceaniche a Piazza Venezia. Pino a pochi anni fa in una stanzetta del era ancora possibile vedere lo studio radiofonico che trasmetteva all'Eiar i discorsi del Duce, veniva collegato direttamente al famoso balcone con un cavo che correva sotto alla piazza. L'aria poi cambiò: nel dopoguerra naturalmente il Vittoriano fu accusato di essere il coacervo della cultura reazionaria e di tutta la peggior retorica sui valori della patria. Negli anni '70 fu pubblicato un libricino, «Processo al Vittoriano» dove vari architetti proponevano le loro ipotesi di demolizione o camuffamento dell'Altare della Patria. Allora, al contrario di oggi, gli intellettuali di sinistra più che un «sacrario» lo vedevano come una vergogna.
Vittoriano senza pace. Cede l'ascensore conteso
L'Altare della Patria, un monumento storico a Roma, è stato coinvolto in una polemica dopo che due vetrate degli ascensori panoramici sono state rotte. Le cause del problema sono controverse, con alcune persone attribuendolo al calore o a un difetto strutturale, mentre altre sostengono che sia stato causato dai gabbiani. Il problema ha sollevato preoccupazioni tra i senatori della Repubblica, che hanno inviato un'interpellanza al ministro Rutelli chiedendo giustizia contro una caffetteria e la struttura panoramica in vetro e acciaio. Alcuni senatori hanno anche espresso preoccupazioni per la sacralità del monumento, che secondo loro è stata violata.
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