Non sono passati molti giorni da quando abbiamo salutato l'apertura a Roma della prima libreria della catena Fnac e nello stesso nuovo centro commerciale dell'ultima arrivata della romanissima catena Arion. Buone notizie, come sempre, quando la catena distributiva del libro si rafforza. Ma forse avremmo dovuto gioire con altrettanta convinzione alla notizia che è stata aperta una libreria a Frosinone. In tutto il Lazio, infatti, fatta eccezione per la Capitale, le librerie sono solo 19. Numeri sufficienti a dichiarare uno «stato di calamità regionale», come si fa per una siccità. Qualcosa del genere deve averlo pensato anche l'assessore regionale alla cultura Giulia Rodano, che dell'irrigazione culturale del territorio regionale ha fatto un principio ispiratore. Altrimenti non avrebbe investito le modeste risorse e tutte le energie di cui dispongono i suoi uffici per sostenere una distribuzione su tutto il Lazio di eventi musica, teatro, danza cercando di coniugare spettacoli e beni archeologici. La sua determinazione ha già ottenuto risultati lusinghieri, come dimostra il successo dei festival riuniti sotto il cartellone «Il Senso dei luoghi». Nella stessa direzione, Giulia Rodano ha messo la sua firma sotto la proposta approvata ieri dalla giunta regionale per una nuova legge di sostegno alla lettura. È un provvedimento strutturalmente semplice, finalmente, e che si pone obiettivi concreti: sostenere la rete della piccola e media editoria laziale - che ha numeri, titoli e intraprendenza di tutto riguardo istituendo un centro per coordinare le iniziative, intervenendo sulla filiera distributiva e coinvolgendo anche il sistema bibliotecario. D'altronde, è inutile lamentarsi della scarsa circolazione della cultura se centinaia di migliaia di persone devono spostarsi di chilometri per acquistare un libro. L'intervento della Regione arriva in un momento difficile. Una dissennata politica degli sconti sta tagliando fuori dal mercato l'intera rete delle piccole librerie in nome di una presunta «libertà» che finisce per consegnare la distribuzione solo ai grandi monopolisti. Specializzarsi in letteratura di viaggio, o per bambini, o sul cinema rischia di diventare impossibile. È in gioco la stessa possibilità di mantenere un catalogo che offra una pluralità di voci o di garantire un accesso libero alla cultura. Non possiamo pretendere che questo interessi chi tratta i libri solo sulla base di un calcolo di interesse. Ma riguarda tutti noi e la possibilità oggi e domani per i nostri figli di poter scegliere quali libri comprare.