L'assessore Vittorio Sgarbi è categorico: «A me pare la controffensiva di quelli che non vogliono fare nulla. Di chi vuole mettere una pietra tombale sopra all'iniziativa». Non è più conciliante il suo collega Carlo Masseroli, assessore all'Urbanistica: «Stiamo lavorando da quattro mesi con il ministero sulla vicenda del trasferimento di Brera. Abbiamo dato la nostra totale disponibilità a fare dove e come ci viene chiesto. Che senso ha aprire una polemica? A questo punto siamo legittimati a pensare che ci sia dietro qualche cosa che ci sfugge e che, in fondo, non ci sia tutta questa volontà di trovare una soluzione...». Grande Brera, si ricomincia da capo. Il sottosegretario Nando Dalla Chiesa, che parla di «polpetta avvelenata», ha indirizzato una lettera al sindaco Letizia Moratti in cui pone dubbi sul progetto che prevederebbe il trasferimento di una parte delle attività di Brera alla Bovisa. Per i costi (26 milioni di euro, oltre a 2 all'anno per l'affitto), le dimensioni (12 mila metri quadrati, di cui solo 5 mila destinati ad attività didattiche, rispetto al fabbisogno minimo dichiarato dall'Accademia in 20 mila metri), le procedure seguite (non è stata fatta, ad esempio, una gara per l'assegnazione dei lavori, mentre Dalla Chiesa sollecita il Concorso internazionale di idee). «Un mese fa spiega Masseroli abbiamo fatto l'ultimo incontro del tavolo voluto dal sindaco Moratti. Il Comune dice solo che vuole assolutamente Brera a Milano e che vuole ingrandire gli spazi per soddisfare le esigenze degli studenti e dei quadri che oggi non hanno sede. Abbiamo dato disponibilità totale dicendo diteci voi che cosa fare. La risposta è questa?». Masseroli non entra nel merito delle osservazioni di Dalla Chiesa: «Abbiamo già osservato che esisteva un accordo stretto a suo tempo con il Governo precedente e il precedente cda dell'Accademia. Ai quali andava bene il progetto presentato da questo privato, che è il proprietario delTarea della Bovisa individuata per la realizzazione dell'ampliamento. Hanno cambiato idea? Bene, ne prendiamo atto. Ma ci dicano una volta per tutte di quanti metri hanno bisogno, quale terreno vogliono usare e per fare che cosa. Questo diciamo da un mese al sottosegretario e solo da lì si parte». A meno che? «A meno che incalza Masserolinon ci siano divergenze dì vedute fra Accademia, Ministero e Soprintendenza. Ma se hanno problemi tra di loro, non sparino poi sul Comune». Sgarbi incalza: «Non escludo che il progetto della Bovisa possa avere dei limiti. Ma perché dirlo soltanto ora? E perché non proporre un'alternativa?». Il critico e assessore alla Cultura insinua: «Dalla Chiesa è abituato a usare la cultura del sospetto, ma dietro la sua uscita si nasconde l'indisponibilità totale del Governo a risolvere il problema di Brera. Dico da sempre che Brera per Milano e per il Paese dovrebbe essere come la Scala e invece il Governo continua a latitare». Sgarbi chiama in causa i privati: «Io continuo a chiedere che si restauri Palazzo Citterio, naturale espansione di Brera. Ma nessuno muove un dito. Nel frattempo, il signor Koelliker ha sistemato palazzi dove trovano tranquillamente sede i tremila dipinti di sua proprietà. L'ente pubblico, invece, ne tiene mille chiusi in cantina». E conclude: «Io non sono totalmente appiattito sull'ipotesi Bovisa, anche se ha un suo senso. Ma chiedo a Dalla Chiesa di dare vita subito alla sistemazione di Palazzo Citte-rio e di pensare ad una Fondazione che gestisca meglio Brera attuale e quella futura, come ho fatto al Museo Egizio di Torino. Lo facciamo?».