VENEZIA - «II Mose è un'opera importante, dobbiamo portarla avanti». Poco prima che il Comitato interministeriale di programmazione economica (Cipe) approvasse la delibera da 243 milioni di euro per finanziare il Mose, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha preso la parola ed è stato chiarissimo. Le dighe mobili iniziate dal governo Berlusconi di centrodestra continuano dunque - non solo a parole - anche con il centrosinistra, che per la prima volta «stacca un assegno» per il Mose e inoltre «regala» altri 50 milioni grazie ad una rinegoziazione di mutui precedenti. «Prendo atto che il governo Prodi-Di Pietro valuta come quisquiglie i rilievi fatti dalla Commissione europea e da ultima anche dalla Corte dei Conti», è il gelido commento del sindaco di Venezia Massimo Cacciari. La delibera del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro era ar-rivata mercoledì al pre-Cipe. «Servono almeno 243 milioni per non rischiare di bloccare i lavori», era stato il suo ultimatum ai colleghi del governo nei giorni precedenti. Soldi che consentiranno di andare avanti per almeno sei mesi, visto che a breve inizierà anche lo scavo della trincea dove alloggeranno i cassoni delle paratoie. «Stiamo rispettando il cronoprogramma dei lavori», ha ribadito ieri Di Pietro. Nel clan dei soddisfatti anche il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan e il suo assessore Benato Chisso. «È stata una buona giornata per Venezia - ha detto Galan, ieri presente al Cipe -. Il Mose è un'opera che va il più rapidamente possibile portata a termine». «È' stato battuto il partito del no», aggiunge Chisso. «Il governo mantiene i suoi impegni», commenta invece il viceministro ai Trasporti Cesare De Piccoli, che pure sul Mose non ha mai nascosto le proprie perplessità. Contro il finanziamento si scagliano invece gli ambientalisti. La vicepresidente dei deputati Verdi e assessore veneziano Luana Zanella lo definisce «quanto-meno incauto», vista la procedura di infrazione dalla Commissione europea in corso e chiede «un meticoloso monitoraggio contabile e dei cantieri da parte di un soggetto terzo». Lo stesso ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ricorda «i gravissimi impatti paesaggistici e ambientali e gli enormi cantieri previsti in altri siti e invece realizzati in ambiti vincolati e di grande valore ambientale della Laguna». Oltre ai 243 milioni previsti per il Mose sono arrivati altri 50, una ulteriore boccata d'ossigeno per nulla scontata. In altri casi l'assegnazione era stata automatica, questa volta si è passati dal Cipe, segno che potevano finire anche altrove. Resta però valido il fabbisogno presentato nei mesi scorsi dal Magistrato alle Acque: 550 milioni. «Ci auguriamo che un'altra tranche possa arrivare la prossima primavera», spiega il presidente Maria Giovanna Piva. «Purtroppo quell'impegno era stato preso dal governo precedente, che aveva creato una situazione finanziaria fuori controllo - polemizza De Piccoli - con la finanziaria rigida di quest'anno, più di così non si poteva fare».
Mose e cinema, 313 milioni da Roma. Ignorati tutti i rilievi di Corte dei Conti e Ue
Il governo italiano ha approvato una delibera per finanziare il progetto Mose, un'opera di ingegneria idraulica per proteggere la città di Venezia dalle inondazioni. La delibera prevede l'assegnazione di 243 milioni di euro e altri 50 milioni grazie ad una rinegoziazione di mutui precedenti. Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha espresso il suo dissenso, affermando che il governo valuta come "quisquiglie" i rilievi fatti dalla Commissione europea e dalla Corte dei Conti. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha affermato che il governo mantiene i suoi impegni e che i lavori saranno completati entro sei mesi.
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