Le hanno riportate alla luce le ruspe del centro Avanzi. La torre sarà ricostruita "com'era e dov'era" nel giro di un paio di anni -------------------------------------------------------------------------------- PISA. 22 luglio 1944: alle 8 del mattino il campanile della Basilica di San Piero a Grado (Pisa) minato alla base con ordigni anticarro dalle truppe tedesche in ritirata, crolla su se stesso. 27 luglio 2007: sono passati 63 anni e una manciata di giorni, la macchina scavatrice del Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-ambientali "Enrico Avanzi" dell'Università di Pisa lascia per qualche ora la sua attività agricola e viene prestata all'archeologia. Si scava nei prati prossimi alla Basilica, che, secondo le testimonianze degli abitanti del paese, custodiscono le pietre del campanile. Lo hanno confermato gli studi del Prof. Finzi Contini dell'Università di Firenze, che in passato ha sondato il suolo con sistemi geoelettrici. Verso le dieci lo scavo comincia a dare i primi frutti: la benna porta in superficie numerose pietre rettangolari di calcare grigio a selci scure, e qualche elemento rotondeggiante, verosimilmente riferibile ad una delle finestre circolari. Alla fine della mattinata il cantiere esplorativo viene chiuso e le pietre vengono disposte in una fila ordinata in attesa dello scavo definitivo. Il campanile della Basilica sarà infatti ricostruito "com'era e dov'era"; gli abitanti di San Piero hanno coltivato questo desiderio per una vita, ed oggi, grazie allo stanziamento del Ministero dei Beni Culturali dei 2 milioni di euro necessari per la riedificazione, il sogno sta per diventare realtà. Costruito alla fine del XII secolo con pietre spianate e posate con poca calce, il campanile era diviso in 4 piani separati da 3 piccole cornici sporgenti. Con i suoi 37 metri aveva l'aspetto di una torre possente e proprio per questo i tedeschi decisero di abbatterlo. L'esplosione delle mine fu comandata da un dispositivo a distanza ed un attimo dopo il campanile si trasformò in un cumulo di macerie. Nei giorni successivi la chiesa fu colpita da colpi di cannone e furono danneggiati il tetto e l'abside. Negli anni '50 la Basilica fu restaurata e la base del campanile fu ricostruita con le pietre originali fino ad un'altezza di sei metri. Il resto è storia recente: nel 1996 è stato costituito il Comitato per la valorizzazione della Basilica; in seguito è stata modificata la viabilità per allontanare il traffico veicolare ed è stato elaborato un progetto preliminare. E' al momento prematuro anticipare i tempi ed i contenuti dell'intervento definitivo, visto che non c'è certezza sul numero di pietre interrate intorno alla Basilica. È sicuro che un certo numero di esse è andato distrutto nel crollo e sono in molti a testimoniare che una parte del materiale è stato sottrattoprima dell'interramento. Il Centro "Enrico Avanzi" fa parte della riserva UNESCO "Selva Pisana" ed è da anni impegnato nella tutela e valorizzazione del territorio e del paesaggio. Si occupa, tra l'altro, di preservare la Basilica dai danni arrecati dalle malerbe, applicando tecniche innovative alternative all'impiego di composti chimici; inoltre, cura la manutenzione quotidiana dei prati antistanti la chiesa. Nell'occasione ha messo a disposizione mezzi e personale specializzato per dare un primo contributo alla ricostruzione del monumento che domina il territorio all'interno del quale si svolge la sua attività.