OIL Qualcosa di americano il nome lo ricorda. Tempa Rossa fa venire in mente Arizona, New Mexico o forse sarebbe meglio dire il Texas. E non a caso. Perché la zona di TempaRossa -siamo in Basilicata, provincia Potenza, a Corleto-Perticara, nella valle del Sauro, in un'area a cavallo fra il Parco regionale di Gallipoli Cognato ed il Parco Nazionale Vald'Agri - è piena di petrolio. Tanto, tantissimo. Si parla di riserve di olio comprese tra 120 e 200 milioni di barili. Uno dei più grandi giacimenti petroliferi d'Europa (che fa a gara con quello limitrofo di Viggiano nella Val D'Agri)che ancora non è stato sfruttato. Almeno fino a ieri. Perché con l'approvazione da parte del ministero dello Sviluppo economico del nuovo programma di lavori per lo sfruttamento del giacimento (rilasciata alle compagnie Total, Shell, eMobil), Tempa Rossa diventerà ancora di più zona di scavi e trivellazioni. La sua entrata in esercizio a regime,prevista per l'anno 2012,comporterà un aumento della produzione nazionale di circa 50mila bariligiorno di olio e 350mila metri cubigiorno di gas. La firma del ministero segue di pochi mesi il via libera della Regione Basilicata a un progetto che trasformerà ancora di più nel paesaggio, nei rapporti sociali, nella ricchezza, una parte di questa regione. Non senza qualche polemica le amministrazioni locali, non tutte per la verità, hanno acconsentito allo sfruttamento.Lo schema è il solito ed è una sorta di baratto: ambiente in cambio di soldi e, si suppone, di sviluppo. Tranquilla, poco antropizzata, Tempa Rossa è il sogno di qualsiasi petroliere.Oro nero in abbondanza, si pensa di sfruttare la zona per 50 anni, basso impatto sociale. Il petrolio però non è di ottima qualità. Rispetto ai giacimenti di Viggiano (di proprietà dell'Eni) il greggio di Tempa Rossa, che sta sotto 5-6 chilometri di roccia, è ricco di metalli. Per lavorarlo non possono portarlo a Taranto come l'altro. I catalizzatori della raffineria non riescono a sopportare tutto il metallo contenuto. Bisognerà costruire un impianto di trattamento a Corleto e il petrolio sarà distillato in una raffineria meno sensibile di quella di Taranto. Questo vuol dire un diverso impatto ambientale e nuovi oleodotti. In una zona di parchi naturali e ad alta sismicità non è una cosa di poco conto, come fanno notare, con una all'alleanza trasversale, organizzazioni ambientaliste, Chiesa (con la Conferenza episcopale lucana in testa) e comitati di cittadini. Da anni in lotta. Vana, tra l'altro. Perché rispetto alle loro richieste la politica si è mossa in modo opposto. Nel2006laRegione Basilicata ha siglato, a Potenza, l'accordo "di compensazione ambientale" proprio con Total Italia (50), Esso Italia (25) e Shell Italiana (25). Soldi in cambio di petrolio. Un baratto come accennavamo. In cambio delle estrazioni, alla Regione Basilicata, oltre alle royalties (circa 4milioni di euro l'anno) previste per legge, l'accordo prevede la consegna gratuita di tutto il gas naturale proveniente dall'area della concessione, con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi. Con i quali, l'amministrazione regionale tenterà di ridurre la bolletta dell'energia per cittadini, amministratori e imprenditori della Basilicata. Non solo. alla regione verrà dato un contributodi50centesimidi euro per ogni barile di olio prodotto, che si incrementa in relazione all'aumento del valore del brent, un contributo fisso di un milione di euro l'anno per quattro anni, indipendentemente dai volumi prodotti, un contributo per lo sviluppo sostenibile correlato a tutta la produzione effettuata negli anni, che varia da un minimo di 500milaeuro l'anno fino a due milioni e mezzo di euro l'anno quando la produzione supererà i 200 milioni di barili di olio equivalente. E per finire le compagnie petrolifere si sono impegnate a spendere 250 mila euro l'anno, per promuovere la cultura, il paesaggio e la storia dei territori della regione Basilicata nelle stazioni Total d'Italia e di tutta Europa. Una marea di soldi, quindi. Che dovranno compensare il danno ambientale. Il sogno del Texas italiano continua. Ma con il rischio di svegliarsi in una pozza nera e oleosa. Pecunia non olet, il greggio un po'. Tempa Rossa, dove la Lucania sogna il Texas